Lo spigolo della mistica: Se il chicco di grano...
... se il chicco di grano non muore, rimane solo.
Queste pagine di Giovanni fanno venire i capelli dritti alla natura umana, anche perché Gesù, commentando il paragone, aggiunge: "Chi ama la sua vita, la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".
Parole d’una chiarezza-tremendità raccapriccianti.
È risaputo che il genere letterario usato da Gesù è quello poetico-paradossale, perché vuol raggiungere il massimo di efficacia e muovere la volontà "stolta-dura-ebete-ignorante", vuole scuoterla dalla sonnolenza dell’ipnosi; e perciò usa il termine odiare.
Sentiamo che le sentenze di Gesù si abbattono pesanti come macigni sulla coscienza: sentiamo che è impossibile sotto l’azione dello Spirito che le "informa": al dire di Agostino: avvicinate, anche superficialmente, incantano come bambini; ma straordinaria ne è la profondità; fanno venire i brividi, brividi di venerazione e tremiti d’amore!
Detto lealmente questo, cerchiamo di ammettere, anche soprattutto, "affettivamente", che la vita è legata inscindibilmente alla morte: dove per morte intendiamo: croce-tribulazione-dolore-fatica-rinunzia. E dove per dolore intendiamo non un dolore "sopportato-controvoglia-e-a-malincuore", ma "amato-scelto-desiderato-esigito come normale-accettato" con-piena-avvertenza-e-deliberato-consenso; perché il dolore è amore e segno d’amore, perché la tribulazione è "il" timbro normale-connaturale dell’autenticità dell’amore; al punto che amore-dolore, al dire di Platone, è un binomio inscindibile; al punto che là dove c’è più d’amore, là ci dev’essere più di dolore e viceversa, avendo detto Gesù: "La Madre, quando è arrivata la sua ora, soffre, ma poi gode". "Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso (= accetti di morire)".
Ma, attenzione: Gesù invita, non costringe; Gesù propone, non impone: è solo per questo che il suo giogo-peso è veramente leggero-soave; la sequela è amore e segno d’amore: o così, o con Gesù non ci si intende.
È la legge che si chiama "sacra" per la sua infrangibilità, dell’abnegazione-rinuncia. Sembra legge di morte invece è esattamente il contrario.
Sì, perché se il chicco-acino-grano non accettano di morire-lasciarsi-pigiare-macinare, la spiga-vino-pane diventano "impossibili"; ed è la morte! Le parole di Gesù sono drammaticamente tragiche: se il chicco non consente di morire, rimane "solo", la vita si spegne: è dramma, è tragedia, è solitudine glaciale!
Ricordando l’utile assioma: "si fa scuola-educa ripetendo", l’educatore deve trovare le vie più indicate di farsi ripetitore-artista di questo motivo fondamentale di vita, cioè della legge sacra dell’abnegazione, presentandola come una delle leggi più classiche della sequela, presentandola come esigenza primordiale di salvezza del mondo della Famiglia-Scuola-Lavoro-Arte, dove tutto è rovinato dalla perversa legge dell’egoismo e dove tutto viene salvato dalla vivificante legge dell’amore-rinunzia.
Guai a quell’educatore la cui impostazione gira attorno a promesse-ricompense e a non a valori-ideali: solo proponendo-invitando "gratuitamente" si educa. Guai ai figli che imparano a dire: "Mi piace, dunque lo voglio!". Ai giovani che ubbidiscono alla legge perversa: "Mi piace, dunque lo faccio ed è giusto!".
Tutto ciò, indipendentemente da Cristo: dove Cristo non c’entra, là l’educazione è massacrata, è educazione a rovescio, è desolazione educativa. Posso dirlo? Sono convinto che le coppie "denatali" siano complici fondamentali della piaga del consumismo: tutti i pedagogisti, anche non credenti, ammettono che quattro figli si educano assai meglio, nella direzione voluta da Gesù, che non due.







