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L’inaugurazione della mostra “Unità nella diversità”, il 9 giugno, presso la casa dei Saveriani di Salerno, è stata piena di emozioni diverse ed inattese. È la prima mostra dopo la pandemia (per una tradizione iniziata nel 2006) e quindi rilegge le nuove modalità di aggregazione e pone i presupposti per le iniziative cittadine ad essa correlate che vedranno luce nei mesi del prossimo autunno/inverno.

Una sfida di ripartenza e di rilettura delle possibilità di essere presenti nel contesto ecclesiale e sociale. Un piccolo gruppo di persone della famiglia saveriana di Salerno, poco più di un anno fa, ha iniziato ad investire tempo, energia e qualcuno dei pochi neuroni a disposizione! Non era dato per scontato un esito positivo. Con caparbietà e spinti dal fascino delle cose che si scoprivano sull’esperienza culturale e storica dell’Indonesia (Bhinneka tunggal ika è il motto della Repubblica dell’Indonesia) si è giunti alla sera di inizio giugno.

L’inaugurazione è stata arricchita dalla presenza di tanti amici della comunità indonesiana di Salerno e Napoli, ed ancor più dalla presenza dell’ambasciatore dell’Indonesia presso la Santa Sede S. E. il signor Michael Trias Kuncahyono, di sua moglie e del suo staff.
Una grande partecipazione (oltre un centinaio di persone) ci ha colti un po' impreparati e ci deve far ammettere che continuiamo a fare i nostri conti con la matematica e non con un saggio affidamento alla Provvidenza. Gli amici sono segno di vincoli che continuano nel tempo, ma anche di nuove relazioni create più recentemente nei nuovi spazi di animazione e di presenza missionaria che stiamo esplorando (ad esempio la Rete per la pace).

La serata ha suggellato la capacità di reazione come famiglia saveriana che ci ha sempre contraddistinti. Davanti ad un bisogno, non ci sono persone in panchina e ognuno trova il suo posto in campo.
Non è la sede per illustrare la mostra composta da 17 pannelli, allestita in un salone dalla casa, ma realizzata in modo da poter anche essere riallestita altrove e tutti gli accorgimenti scenografici e gli oggetti che la impreziosiscono. Bisogna vederla dal vivo e dall’autunno sarà possibile. Così come non vi scriverò i nomi, che purtroppo non ricordo, dei cibi indonesiani che abbiamo assaggiato, ma che vedranno senz’altro una replica nei mesi a venire.

Sì, è stata una serata magica, ma figlia di sudore ed impegno molto più prosaici e concreti, perché qualcuno deve pur avere il coraggio di prendere in mano la bacchetta per fare la… magia.



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