Libertà religiosa nel mondo
Mi rivolgo alle comunità cristiane che soffrono persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e intolleranza, in particolare in Asia e Africa, nel Medio Oriente e nella Terrasanta, luogo prescelto e benedetto da Dio. Chiedo a tutti i responsabili di agire prontamente per porre fine a ogni sopruso contro i cristiani che abitano in quelle regioni.
Possano i discepoli di Cristo, dinanzi alle presenti avversità, non perdersi d'animo, perché la testimonianza del vangelo è e sarà sempre segno di contraddizione.
Meditiamo nel nostro cuore le parole del Signore Gesù: "Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati; beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati; beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,4-12).
Rinnoviamo l'impegno all'indulgenza e al perdono, che invochiamo da Dio nel Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12). La violenza non si supera con la violenza. Il nostro grido di dolore sia sempre accompagnato dalla fede, dalla speranza e dalla testimonianza dell'amore di Dio.
Esprimo anche l'auspicio affinché in Occidente, specie in Europa, cessino l'ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel vangelo. L'Europa, piuttosto, sappia riconciliarsi con le proprie radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia.
Saprà, così, sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivando un sincero dialogo con tutti i popoli.
(da "Messaggio per la pace" 2011, n. 14)








