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"Il Crocifisso è il gran libro sul quale si sono formati i santi e sul quale noi pure dobbiamo formarci. Tutti gli insegnamenti contenuti nel Vangelo sono compendiati nel Crocifisso. Esso ci parla con una eloquenza che non ha l’eguale: coll’eloquenza del sangue. Ci inculca l’umiltà, la purezza, la mansuetudine, il distacco da tutte le cose della terra, l’uniformità ai divini voleri, e soprattutto la carità per Dio e per i fratelli.

Sant’Alfonso poteva ben scrivere ai piedi di un Crocifisso queste parole: Così si ama! Per questo al missionario che parte per lontani lidi ad annunciare la buona novella, non viene fornita altra arma all’infuori del Crocifisso, perché questa possiede la potenza di Dio e per essa egli trionferà di tutto e di tutti dopo d’aver trionfato su se stesso".

  • Beato Guido Maria Conforti

Il Crocifisso che parlava

Guido, ancora bambino, tutte le mattine andando a scuola si intratteneva a contemplare un enorme crocifisso nella chiesa della Pace. Dirà più tardi: "Io guardavo Lui e Lui guardava me, e sembrava che mi dicesse tante cose".

Nella contemplazione del Crocifisso, il Beato Conforti scopre il proprio carisma: annunciare l’amore di Dio a tutti!

Il padre

Papà Rinaldo, contrario alla vocazione di Guido, si chiuse nel silenzio e nella contrarietà. Non fa visita al figlio in seminario e non gli paga le mensilità. Guido per le spese ordinarie chiede denaro in prestito ai suoi compagni. Il padre non compie le pratiche religiose e si considera anticlericale. Per avere acquistato terre confiscate alla Chiesa, cade automaticamente nella scomunica. È per questo che don Guido non celebrerà la prima Messa in parrocchia a Ravadese, ma nel santuario della Madonna di Fontanellato.

La malattia (1872)

Entrato in seminario per diventare sacerdote, è colpito da epilessia. Appaiono forti dubbi che possa accedere all’ordinazione presbiteriale, che gli deve essere rimandata. Guido vede in pericolo il suo sogno di diventare missionario. Sorge in lui l’idea di darsi ad un audace progetto. Non aveva la possibilità di portarsi in terre lontane. Non importa. Dato che non potrà essere missionario, diventerà "Padre di missionari".

Fallimento della prima spedizione in Cina (1899)

Aveva appena due missionari, p. Caio Rastelli e il diacono Manini, e li mandò in Cina, con il vescovo francescano mons.Fogolla, in un momento difficilissimo per quella nazione. In Cina la Chiesa stava soffrendo la persecuzione dei Boxers. Nella cerimonia di commiato egli disse loro: "Figli carissimi, quanto è grande la sorte di poter spargere il proprio sangue per la fede, per amore di Gesù Cristo".

Nel 1901, p. Caio Rastelli, risparmiato dalla persecuzione, fu vinto da un attacco di tifo e Manini, richiamato in patria, uscirà dall’Istituto.

Umanamente parlando, si trattò di un fallimento.

Il beato Guido è eletto vescovo di Ravenna (1902)

È lo stesso mons. Conforti che racconta: "Quando sua santità mi disse che mi destinava alla carica di arcivescovo di Ravenna, mi sentii venir meno e scoppiai in lacrime. Allora supplicai il Santo Padre che mi risparmiasse un tale peso adducendo la mia poca virtù e dottrina, la mia inesperienza e la mia salute cagionevole, la debolezza del mio carattere e le pressanti necessità del Seminario per le Missioni, da me appena fondato; ma Egli non volle accettare alcune di queste ragioni. Uscii dal Vaticano con l’animo profondamente agitato e una forte febbre mi tormentò per tutta quella notte". Il beato Guido non aveva mai desiderato di essere Vescovo.

Fu una croce molto pesante. Il card. Ferrari, suo amico gli inviò una lettera. "Le auguro tutte le grazie indispensabili per diventare davvero un buon Cireneo". Ravenna era una diocesi difficile. Per questo il Papa Leone XIII gli aveva detto: "So che volevate andare in Cina come missionario. Ebbene, io vi ho accontentato: Ravenna è la Cina d’Italia". A Ravenna mons.Conforti lavorò con molto entusiasmo, ma presto sorsero incomprensioni, malintesi e alcune velate ostilità che misero a dura prova la pazienza del nuovo arcivescovo. Il beato Guido si ammala, soffre d’insonnia ed ha sbocchi di sangue. Dopo tre anni fu costretto alle dimissioni.

Vescovo di Parma (1907)

Quando mons. Conforti pensava di potersi dedicare interamente alla sua Congregazione, ecco una lettera del Papa San Pio X: "Siamo in due a chiederLe una carità che Ella può e deve farci, anche a costo di qualsiasi sacrificio. Il venerando mons.Agani per provvedere al governo della diocesi così vasta e faticosa desidera avere chi lo coadiuvi nel ministero e, vescovo sapiente, per l’affetto che porta alla sua Parma pensando anche all’avvenire, desidera un coadiutore con successione. Ma perché io possa dare questo segno di affettuosa compiacenza al venerato fratello, ho bisogno che mons.Conforti, da lui stesso designato, mi dica: "Ecce ego, mitte me! Eccomi, manda me!". O pesante croce! Monsignor Conforti non poté mai realizzare ciò che gli sarebbe piaciuto fare!

Il beato Guido M. Conforti è morto esattamente 70 anni fa, il 5 novembre 1931. E in questo giorno la liturgia celebra la festa della sua nascita al cielo.



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