Le famiglie dei saveriani insieme, A Brescia...
La chiesa di San Cristo si è riempita di canto: "Resta qui con noi, il sole scende già...", ma fuori, la mattina di domenica 30 marzo splendeva un bel sole, in un cielo senza nuvole. Eravamo tutti in chiesa alle 10 e 30, saveriani e familiari convenuti per un giorno di fraternità missionaria.
Padre Rino Benzoni, superiore generale dei saveriani, esprime la sua gioia per essere con noi. Non passa in rassegna tutti i paesi dove i saveriani annunciano il vangelo e vivono la carità. Fa invece una riflessione più profonda sulla missione, riferendosi all'ultima assemblea capitolare (estate 2007), che ha portato nella direzione dell'istituto anche un saveriano africano, segno di una famiglia che diventa sempre più internazionale.
Cosa ci siamo detti...
"Quello che conta di più per noi missionari non è la quantità e la grandezza delle cose che facciamo, ma lo spirito con cui le facciamo", ha esordito p. Rino. "Perciò ci siamo impegnati a crescere nella spiritualità missionaria, per essere apostoli del Signore come ci vuole il beato Conforti". In questo stile missionario sono coinvolte anche le famiglie dei saveriani, che vivono la fede cristiana e si impegnano a pregare e a lavorare per il regno di Dio.
"Noi saveriani, afferma p. Rino, esistiamo per annunciare il vangelo a coloro che non conoscono il Signore. I luoghi, i modi e i mezzi sono diversi, ma tutti ci dedichiamo a questo annuncio. Perciò dobbiamo essere pronti a... muoverci. Infatti, viviamo in un mondo che cambia velocemente".
Mobilità e vocazioni
Alcuni esempi. Padre Oliviero Verzelletti era a Douala, in una missione che è cresciuta fino a formare otto parrocchie; abbiamo lasciato ai preti quella meglio organizzata e abbiamo tenuto l'ultima, in cui non c'è niente. I missionari formano le comunità cristiane e poi sono pronti ad andare altrove. Anche in Colombia, i saveriani hanno consegnato alla diocesi la bella scuola di Cali per dedicarsi all'animazione missionaria.
Un altro aspetto importante sono le vocazioni. "Le nostre chiese antiche si stanno inaridendo, mentre le giovani chiese missionarie offrono molte vocazioni. Ci sono saveriani del Messico e del Brasile, ma anche dal Burundi, dal Camerun e dal Congo. I giovani saveriani, provenienti da tante nazioni, si formano insieme in comunità internazionali, così imparano a convivere nella stessa famiglia missionaria".
Anche in Italia i saveriani devono fare delle scelte importanti, per affrontare situazioni nuove. L'età dei missionari aumenta e le forze diminuiscono. Fortunatamente, i laici sono sempre più disposti a collaborare in tanti modi, anche come missionari e missionarie.
Le domande dei familiari
Tutte interessanti le domande dei familiari. Una era proprio sul laicato. "La collaborazione dei laici non è una novità; c'è sempre stata", ha risposto p. Rino. "Ma ora sta crescendo e si manifesta anche in forme diverse. Forse conoscete il sig. Azzoli di Rivoltella sul Garda o il meccanico Mauro Montagna che lavorano con i saveriani in Congo da tanti anni. Ma anche voi, nelle vostre parrocchie, potete fare molto per sviluppare l'attività missionaria e vocazionale nei gruppi di catechismo, negli oratori, nei gruppi missionari".
La signora Aurora è tornata da poco dal Burundi, dove ha fatto visita ai saveriani di Bujumbura: "Sono rimasta ammirata nel vedere il grande lavoro del Centro giovanile Kamenge per la riconciliazione e l'educazione alla pace. È una cosa meravigliosa: complimenti!".
"È vero, i missionari godono di grande credito", ha detto p. Rino. "Ma noi siamo persone normali. Anche voi potete e dovete essere missionari, portando il proprio contributo. Il Signore ci chiama tutti a lavorare nella sua vigna. Sono lavori diversi, ma tutti missionari, a servizio del vangelo".








