Lavoro vero e pseudo lavoro
Caro direttore, ricevo e leggo "Missionari Saveriani" da circa 40 anni. A volte ritaglio qualche articolo e mi piace commentarlo. Così, ad esempio, per il numero di luglio/agosto: i giocattoli ecologici inventati dei bambini del Congo, così simili ai nostri giocattoli di tanti anni fa; il tema grave dell'inquinamento e il Papa che invoca "Salviamo l'universo!"; e poi il sacrosanto inizio dell'editoriale di p. Ferrari, "quando non si vuol decidere la cosa più necessaria...". Sarebbe utile fare un elenco in graduatoria dei nostri veri bisogni primari.
Io credo che il "bene pubblico" sia prodotto dal lavoro, il lavoro "vero": parola ormai quasi del tutto priva di tutela politica e religiosa. Se il concetto di "lavoro vero" fosse ben chiaro, definito e sacro, e se tutti i redditi provenienti dalle tante forme di "pseudo lavoro" fossero adeguatamente tartassati, allora saremmo finalmente indotti a collaborare di più al bene comune.
E a proposito di imposte e di detassazione, perché i saveriani non si dotano di una "Onlus" che ci permetta di detrarre le donazioni dalle tasse imposte? Grazie, con saluti e auguri,
Corrado, Noceto (PR).
Caro Corrado,
mi compiaccio per la tua fedeltà nel leggere e commentare il nostro mensile. Come te, c'è solo il saveriano marchigiano dottor Remo Bucari, che dal Bangladesh ogni mese, con sacra regolarità, mi invia il suo commento al numero appena ricevuto, con un'arguzia simile alla tua: molto gradita e apprezzata, perché proviene da persone di esperienza collaudata, capaci di capire... al volo.
Mi ha sorpreso il punto centrale della tua lettera: il lavoro, il bene comune, le tasse. Un tema insolito per una lettera a un missionario. Ma sono pienamente d'accordo. Il lavoro, anche come contributo al bene comune, è una cosa che mi affascina e convince. Tutti sentiamo la fatica e la felicità di fare qualcosa nella vita, utile agli altri, sia in famiglia che nella società. Lo sentiamo come un dovere e un piacere reciproco, anche se costa fatica.
L'abbiamo imparato fin da bambini, tutti noi di una certa età. Tutti, eccetto i soliti "fannulloni" e i soliti "trafficoni".
Oggi, si sa, chi lavora seriamente guadagna meno di chi gioca alla speculazione; le quotazioni di borsa valgono più dei risparmi; chi mira al rialzo incassa più di chi si alza presto per lavorare... Forse hanno capito la storia evangelica dei "passeri", che non seminano ma sono nutriti lo stesso... Meno male che tanti al "lavoro vero" ci credono ancora: sono tra coloro che "cercano il regno di Dio e la sua giustizia" e... tengono botta ai profittatori non tassabili.
A proposito della "Onlus", beh, abbi un po' di pazienza e sarai accontentato. Anche i saveriani stanno "brigando" per ottenere il riconoscimento di una "Onlus" che permetta ai generosi amici di detrarre dall'imponibile fiscale la donazione fatta alle missioni. Intanto, continua a leggere e a commentare "Missionari Saveriani", che male non fa. Saluti fraterni,
p. Marcello, sx.








