L’approdo a Stazione 2025!
Succede ogni 365 giorni. Pur senza volerlo, dal momento che non dipende affatto dalla nostra volontà, ci siamo trovati come trasportati da un tapis roulant che mai si è fermato sotto i nostri piedi, e siamo approdati a "Stazione 2025". Nessuna sosta ammessa. Convoglio rigorosamente prenotato.
Sì, per la verità, il chiacchiericcio è stato tanto. La maggior parte di noi ha parlato di qualcosa che riguardava la stazione appena passata, “Stazione 2024”, e si diceva che era morta e sepolta. Altri abbozzavano e tentavano di allungare gli occhi in avanti, ma era un tentativo fallimentare: in realtà non ne sapevano assolutamente nulla. Detto così, sembra di girare a vuoto e che ci troviamo in balìa di chi sa che. Ma, fortunatamente non è così. Ci rincuora il pensiero che di simili “Stazioni” ne abbiamo passate tante (questione di ricordi) e che il percorso, bene o male, funziona sempre così. Sono certo che, anche questa volta funzionerà.
Ricordo un pensiero che veniva attribuito al Dalai Lama: “Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per vivere”. La cosa è, per sé, persino più seria, perché non possiamo essere certi che potremo disporre di un giorno intero. Ci tocca vivere avendo a disposizione un solo istante alla volta. In quel solo istante, siamo chiamati a concentrare (comprimere) il massimo dell’eroismo e pure il massimo della vigliaccheria, in tutte le loro gradazioni e sfumature. Bisogna distrarsi il meno possibile. È importante che viviamo questo istante non come fosse una spada perennemente sospesa sulla nostra testa. E che non debba essere così lo aveva imparato a suo vantaggio anche il Renzo dei Promessi Sposi, avendo sperimentato che sì, “Là c’è la Provvidenza”.
Ricordo che gli esseri umani, gradualmente, istante dopo istante, da quell’esercito di soldatini che, marciando passava loro davanti compatto e indistruttibile, hanno imparato, ad ogni sorgere del sole, che tutto moriva e tutto nasceva. Era come se nessuna, né morte né vita, potesse sbarazzarsi dell’altra. Eppure una gerarchia esisteva: non ci fosse stata la vita, non avrebbe potuto esserci la morte. La morte, di suo, può contare solo su temporanei successi. O morte, dov’è il tuo pungiglione? È vinta la morte; l’istante è redento e “noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci amati” (Rm. 8,37).
Ricordo un bagliore di luce nel tunnel della vita: “(Tengo) continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza” (1Ts 1,1-3). Rimango incantato davanti alla scelta di queste parole: fede operosa, carità faticosa, speranza incrollabile. Ecco, questa mi sembra la maniera giusta per affacciarsi su “Stazione 2025”.
Infine, ho letto: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio” (Ps. 90). Benedica il Signore i giorni e le opere vostre. Buon Anno!







