Laicato Saveriano: Una giornata particolare
La convivenza estiva 2023 a Pesaro ha dato a noi tutti l’opportunità di vivere un’esperienza con gli ospiti di una comunità di recupero per detenuti, la CEC - Comunità educante con i carcerati. Partiti di buon mattino, siamo arrivati in questo piccolo e grazioso borgo, Montefiore Conca, adagiato su una collina della provincia di Rimini e sede della Rocca dei Malatesta. Veniamo accolti da Giuseppe, ex detenuto e ora volontario della Comunità di Papa Giovanni XXIII, che gestisce la casa “Madre del Perdono”, sede della CEC. Ci ha raccontato come è nata la Casa e delle tante difficoltà burocratiche ed economiche che qualsiasi comunità di volontariato affronta quotidianamente. La Casa, ex Monastero di Clausura, ospita 15 persone di diverse età che vivono un’esperienza di recupero in un ambiente dove si assapora la libertà, anche se condizionata dal rispetto delle regole. Parte integrante del recupero è la presenza nella casa di persone con disabilità. Il nostro incontro è proseguito in un sottostante giardino dove abbiamo avuto modo di sentirci veramente in famiglia. L’educatore Gustavo, insegnante di religione, ci ha spiegato un po’ la vita quotidiana degli ospiti. Questo è stato il momento in cui alcuni di loro ci hanno raccontato le loro storie, il proprio vissuto e di come si sono ritrovati in carcere. Ora, hanno avuto la possibilità di scontare la detenzione in una comunità, con la gioia ritrovata di respirare aria pura e di vedere il cielo. Questo desiderio mi ha molto impressionato.
Il tempo è passato velocemente ed è arrivata l'ora del pranzo che ha visto gli ospiti impegnati a preparare la tavola con tante cose buone. Abbiamo condiviso il cibo e come in ogni buona famiglia si è continuato a conversare. Ci ha molto colpito Stefano, un vulcano di idee, in carcere da cinque anni, in attesa di giudizio definitivo. Un passato difficile con la famiglia di origine, sta recuperando i rapporti con la sorella. Ha un figlio che è tutto per lui. Gli ho chiesto come si è trovato in questa situazione. “Per il lavoro che facevo non mi pagavano e ho fatto quel che ho fatto”. Ha raccontato la sua vita in carcere, il suo desiderio di ritrovare se stesso, volendo cambiare. La Comunità lo aiuta tantissimo ed essere lì, lo ha spronato a sentirsi di nuovo persona. Alla fine dell’incontro, nel salutarci, l’ho abbracciato come fa una mamma, augurandogli tutto il bene possibile.







