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Il Natale è la Festa più bella dell’anno, tanto cara ai bambini. È la celebrazione del Principe della pace annunciato dai Profeti, supplicato nei salmi: “Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra”.

Gli Angeli cantano e invitano i Pastori, e noi tutti con loro, a visitare la culla del Bimbo, il Re della Pace. E poi la Stella indica a tutti i popoli di unirsi davanti a quel Bambino che unisce le genti in una grande famiglia.  Quest’anno, però, stanno diventando sempre più virali le foto di famiglie distrutte, di soldati morti, di missili che colpiscono case di anziani soli mentre figli e nipoti sono impantanati nel fango e nel freddo con un kalashnikov in mano a minacciare il nemico. E non possiamo distogliere lo sguardo sulla Palestina, la terra di Gesù, sull’odio violento scatenato di un popolo contro l’altro, sui bambini uccisi o su chi crescerà con lo stesso odio dei loro padri e fratelli.

La vendita e il commercio di armi sono saliti alle stelle, bruciando record. Qualcuno sulla Palestina diceva: “È la prima volta nella storia moderna che vediamo tanta sofferenza umana e il mondo non chiede un cessate il fuoco”. Che cosa ha da offrire la nascita di Gesù al mondo violento e tormentato in cui viviamo? Cosa ci direbbe Gesù in Palestina? Forse avrebbe molto da esprimere!
Eppure Gesù è entrato nel mondo da una posizione di assoluta vulnerabilità, come un bambino disarmato e innocente, durante un periodo di grande violenza. La Bibbia parla del terribile massacro dei bambini ordinato dal re Erode, conosciuto come dei Santi Innocenti. Forse il Natale originale era segnato dall’agonia come quello che vediamo in alcune terre oggi. La situazione attuale spegnerà un po’ lo sfarzo e il glamour dei Centri commerciali e delle sfilate natalizie?

Dalla sua nascita nella mangiatoia come rifugiato senza casa fino alla sua brutale esecuzione sulla croce romana, Gesù aveva molta familiarità con la violenza. Emmanuel significa “Dio con noi”. La venuta di Gesù sulla terra riguarda un Dio che lascia il conforto del cielo per unirsi alla sofferenza sulla terra. Il fatto che i cristiani di tutto il mondo si identifichino regolarmente con una vittima di violenza - e con una vittima non violenta, piena di grazia e che perdona - è forse uno dei presupposti della fede cristiana che più alterano la vita e cambiano il mondo. O dovrebbe esserlo.

Sia nel mondo di Gesù nella sua terra, come oggi nel nostro, si sostiene che dobbiamo usare la violenza per proteggere gli innocenti dalla violenza. Gesù, attraverso la sua vita e anche la sua morte sulla croce, è venuto per aiutarci a rompere questo circolo di violenza. Forse si pensa che Dio sarebbe dovuto arrivare con una guardia del corpo o con un intero esercito di soldati armati. Gesù, invece, viene disarmato e non ha scatenato la sua ira devastante nemmeno prima di morire. La Bibbia arriva al punto di dire che la saggezza di Dio non ha alcun senso nella logica di questo mondo, anzi può sembrare addirittura follia (o almeno idealismo utopico).

“Chi impugna la spada muore di spada… c’è un altro modo”. La lezione che Gesù insegnò ai suoi discepoli è tanto rilevante per noi, quanto lo fu per il primo movimento dei cristiani nel primo secolo. La violenza non libererà il mondo dalla violenza. Solo con Gesù c’è un’interruzione del “mito della violenza redentrice”, il presupposto secondo cui possiamo usare la violenza per sbarazzarci della violenza o che possiamo distruggere una vita per salvarne un’altra. La violenza redentrice ha aspetti negativi. Ci insegna che possiamo uccidere chi uccide per dimostrare che uccidere è sbagliato. Ci insegna a vivere secondo la legge “occhio per occhio, dente per dente”, una legge che Gesù ha fermamente capovolto. C’è un altro modo.

Ad un certo punto, Gesù piange addirittura sul mondo violento in cui viveva, lamentandosi del fatto che “non conoscevano le cose che avrebbero portato alla pace”. Il fatto che Gesù portasse una croce anziché una spada ha qualcosa di rilevante. E quindi, facciamo nostra la preghiera incessante di papa Francesco: “Gli attacchi e le armi si fermino, per favore, e si comprenda che il terrorismo e la guerra non portano a nessuna soluzione, ma solo alla morte e alla sofferenza di tanti innocenti”.



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