La vita: il prezzo più alto, Il martirio quotidiano del missionario
I missionari saveriani sono in tre nazioni dell'Africa colpite dalla violenza della guerra con le sue disumane conseguenze sulla popolazione: il Burundi, la repubblica democratica del Congo e la Sierra Leone. Per grazia di Dio, la missione non è sempre e solo fame e guerra. Ma, dove occorre, si confronta anche con queste realtà, cercando di condividere fino in fondo la vita a fianco della gente.
A volte questa comunione con la gente può richiedere il prezzo più alto: la vita.
Hanno dato la vita. Ricordo il martirio dei saveriani Luigi Carrara, Giovanni Didonè e Vittorio Faccin, uccisi nel 1964 in Congo; ricordo il martirio dei saveriani Ottorino Maule e Aldo Marchiol, uccisi nel 1995 in Burundi insieme alla volontaria laica Catina Gubert. Diversi nostri confratelli sono stati sequestrati in anni recenti in Congo e in Sierra Leone. Grazie a Dio, sono poi stati liberati. In certe situazioni, restare è davvero un rischio.
Ma ci tengo a precisare che il martirio del missionario è anche quotidiano: è rimanere accanto a chi soffre. Molte volte non possiamo fare altro che essere vicini alla gente, per la quale rappresentiamo un punto di riferimento, una fonte di sicurezza. La nostra presenza dà speranza alla gente di non essere completamente abbandonata da Dio e dagli uomini; che la loro situazione sarà conosciuta e quindi potrà cambiare.
È importante informare. In questo senso, è grande il ruolo che la stampa e le agenzie missionarie di informazione possono svolgere tenendo viva l'attenzione del mondo su situazioni totalmente ignorate dai grandi mezzi di comunicazione. Evidentemente mi piacerebbe che l'informazione missionaria non dovesse occuparsi tanto delle tragedie, ma potesse dare più spazio alle iniziative e alla vita delle giovani chiese e ai fatti positivi del mondo missionario, anche se questo fa meno notizia.
Purtroppo la grande stampa, le televisioni e le agenzie internazionali s'interessano al sud del mondo soltanto quando succedono massacri e catastrofi. Poi se ne dimenticano e raramente cercano di capire e approfondire le cause di quanto succede: cause interne ai vari paesi, certamente; ma con radici che vanno più lontano e che interpellano anche la comunità internazionale e ciascuno di noi. Infatti, i problemi del sud sono spesso legati agli egoismi del nord.
Il vero missionario. Concludendo, vorrei esprimere un desiderio e una sofferenza. Come superiore generale, la mia sofferenza più grande è quando devo dire no a vescovi che chiedono più saveriani, a causa del numero limitato delle vocazioni missionarie. Il desiderio è che l'annuncio del vangelo renda più evangelici, e quindi più santi, i missionari stessi.
Perché, come dice il Papa, “il vero missionario è il santo”.








