La vita è una stoffa ricamata
La vita, secondo una definizione di Manzoni, non è destinata “a essere un peso per molti e una festa per alcuni, ma per tutti è un impiego, del quale ognuno renderà conto”. La vita è dunque una cosa seria, non una serie di banalità.
Riannodare i fili spezzati
Pensando all’esperienza della mia vita, in questi undici anni trascorsi a Tavernerio e attorno al Lario, ho avuto modo di coglierne il significato. Raccontare l’esperienza di vita non è far piangere (anche se ci sono tante cose sgradevoli), ma neppure far ridere (anche se non mancano le facezie, gli aneddoti divertenti).
Quell’impiego della vita, di cui si avvicina il momento del rendiconto, ci rende pensosi.
“La vita è una stoffa ricamata - scriveva Schopenhauer - nella quale ciascuno, nella prima metà dell’esistenza, può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili”.
Ho potuto pertanto riannodare tanti fili che si erano spezzati di quella stoffa ricamata, ho chiuso qualche buco, l’ho esposta un po’ all’aria aperta e rispolverata di tanto in tanto. E mi sono sentito aiutato dall’indole del tipo lariano: laborioso, ma a volte indolente, espansivo e loquace, ma con riserva di rientrare in se stesso. E io mi sono inserito nell’ambiente con profitto.
Ritorno in Puglia, alle origini…
Tra le iniziative che ricordo con piacere, segnalo la Mostra Filatelica sull’Indonesia e alcuni pannelli delle isole Mentawai, a Cantù, per commemorare il 500° anniversario della nascita di S. Francesco Saverio, promosso e sostenuto dall’allora sindaco, Tiziana Sala; la Messa domenicale a Brunate al tempo di don Giorgio Ratti; le uscite con gli scout adulti, con cui abbiamo percorso molti sentieri, anche sull’antica via Regina, inerpicandoci sui dossi con vista mozzafiato sugli scorci del lago.
“So che questa mia vita, se pure non è matura al tepore dell’amore, non è interamente vana” (Rabindranath Tagore).
Per questo ho chiesto di passare gli ultimi anni che mi restano, là dove nacque la vocazione missionaria saveriana, nonostante l’età abbastanza avanzata e le forze non più giovanili. Non tanto per ricominciare daccapo, quanto per capirne l’epilogo.
“Niente nella vita va temuto: dev’essere solamente compreso” (Marie Curie).








