Il saveriano dei quattro continenti
Padre Francesco Gugliotta era nato il 2 maggio 1924 a Carbone, piccolo paese della Basilicata di seicento anime, che vantava la presenza di un monastero di monaci Basiliani, costretti a lasciare la Grecia a causa della persecuzione iconoclastica dell'anno 1000. Nella sua lunga esistenza ha dovuto affrontare con la pazienza e la determinazione di un vero lucano le numerose e differenti fasi di un’esistenza spesso avventurosa.
Dalla Lucania agli Stati Uniti
A quattordici anni Francesco avvertì la chiamata alla vita missionaria. Il suo primo formatore a Massa della Lucania, dall'ottobre del 1938 fino al termine del ginnasio, fu p. Pietro Spinabelli, un montanaro parmense. Questi seppe piantare anche nel cuore degli aquilotti lucani un grande amore per la missione e per i saveriani. Il resto della famiglia Gugliotta salpò invece per gli Stati Uniti in cerca di fortuna.
Terminati i suoi studi, p. Francesco fu ordinato sacerdote a Piacenza il 26 ottobre 1952. L’anno dopo raggiunse la sua famiglia negli Stati Uniti, dove riuscì a formare alcune comunità di animazione e formazione missionaria. Vi ritornerà poi nel 1966 dopo la sua prima avventura missionaria in Pakistan Orientale, oggi chiamato Bangladesh.
Il Bangladesh e la prigionia
P. Valter Taini, in occasione del 50° di sacerdozio di p. Francesco nel 2012, ha raccolto una memoria scritta sulla sua vita. Così si raccontava…
“Sono stato prima negli Stati Uniti, poi in Bangladesh e infine in Brasile del nord. La missione in Bangladesh ha avuto un impatto molto forte su di me, causandomi problemi di salute. Ma è stata l'immensa povertà della gente a impressionarmi. Il mio istinto mi ha portato a fare opere di carità. Nel 1962 scoppiò la guerra di confine con l'India. Torturando quattro contrabbandieri, la polizia estorse dalla loro bocca un'accusa contro di me. Per sette mesi sono stato a domicilio coatto, finché decisero di espellermi come persona non gradita”.
L’Amazzonia e la cura dei mendicanti
“Dal 1970 sono vissuto in Amazzonia. Ho trascorso molti anni a Belem, al santuario della Madonna della Mercede. È stata davvero una bella esperienza. Mi piaceva ascoltare le persone, confessare, aiutarle e incoraggiarle. Con l’aiuto di gente generosa, avevo aperto un piccolo ostello per i mendicanti della città. Si riempì in poco tempo. Non potendo ospitare tutti, diedi la preferenza ai mendicanti ammalati. Una suora infermiera accettò di assisterli, fondando una piccola congregazione, chiamata missionarie di san Giovanni di Dio. Gradualmente l’opera è cresciuta. Ogni giorno centinaia di mendicanti sono nostri ospiti. Le suore al loro servizio sono già quindici”.
“Siamo eternamente scolari”
P. Taini aveva chiesto a p. Francesco un consiglio da dare a un giovane missionario.
Questi rispose così:
"Prima di tutto cerchi di capire bene il comandamento del vangelo: ‘Va', predica, cura!...’. Noi andiamo in missione per aiutare la gente, ma per aiutarla veramente, dobbiamo prima capirla e amarla. Noi missionari siamo eternamente scolari, non professori. Dalla gente abbiamo sempre da imparare. Una persona che non è disposta ad ascoltare e ad imparare, è meglio che resti a casa sua. Ma anche a casa sua, ne sono sicuro, uno così farà poca strada".
Una nuova stella in cielo
Nel 2011, p. Francesco Gugliotta tornava definitivamente a Parma. Vi resterà cinque anni per cure mediche e come confessore nel santuario Conforti. Noi siamo stati testimoni delle sue scorribande un po’ meno avventurose di quelle pakistane e brasiliane lungo i corridoi della Casa Madre, nelle navate del santuario San Guido per le sue visite al tabernacolo, al crocifisso del Conforti e al confessionale.
Un anno fa chiese agli altri missionari anziani di fare ciò che faceva lui: lasciare da parte la carrozzina o il bastone per andare a confessare nel santuario. Egli infatti non ci vedeva più bene e non riusciva più a comprendere le confidenze dei suoi penitenti. Sabato 6 febbraio, i suoi occhi si sono spenti e una nuova stella si è accesa nel cielo di Dio.







