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La vita da salvare!, Il pane e l'acqua di ogni giorno

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Nessun volto, nessun nome. Sono troppi i volti e i nomi che mi scorrono davanti, come una fiumana irresistibile. Centinaia di milioni di bambini, di mamme e papà, con le mani alzate a mendicare pane (alimentazione), acqua (idratazione) e una medicina salva-vita (terapia). Sono condannati a morire lentamente di sete e di fame e di malattia: non per decreto di qualcuno, ma per mancanza di provvedimenti adeguati e sempre ritardati.

La loro sentenza di morte è stata emessa dalla negligenza, dalle promesse mai mantenute, dai ritardi cronici nel provvedere. Una fine prevista da tempo, di cui tutti siamo in qualche modo corresponsabili, in questo nostro mondo globalizzato, chiacchierone e sprecone. Tutti lo sappiamo; ma preferiamo ignorare.

Mi par di vedere, tra tanti, anche il bel volto di Cristo, anche lui mendicante, e una grossa lacrima che scende: "Non mi hai dato da bere, non mi hai dato da mangiare, non mi hai curato, ogni volta che...". È il reato di omissione di soccorso. Perché non c'è bene più prezioso della vita, e va salvaguardata in ogni modo e a ogni costo.

Siamo tutti per la vita. Sì certo. Ma mi domando: "Siamo per la vita di tutti? O c'è una vita che vale di più e una che vale meno?". Dice un famoso verdetto filosofico: "Contra factum non valet argumentum - contro l'evidenza dei fatti non c'è argomento che tenga!". La realtà è drammatica. Dovrebbe esserlo anche per la nostra chiesa, cattolica e missionaria. Dovrebbe esserlo anche per tutti i governi e per le istituzioni internazionali, che hanno il potere di provvedere alla sorte dei popoli con politiche e provvedimenti adeguati.

Alla fine di gennaio si è svolto a Madrid l'ennesimo vertice Onu ad "alto livello" sulla sicurezza alimentare. Inutile dirlo: nessun accordo, nessun passo avanti. Si è parlato piuttosto di aumentare l'uso di fertilizzanti e sementi ibride, come vogliono le grandi istituzioni finanziarie e commerciali. Non è stato dato alcun peso all'esperienza e alla fatica quotidiana dei milioni di piccoli produttori di cibo, che permettono a mezzo mondo di sopravvivere.

Intanto, ogni giorno diecimila bambini sono uccisi da fame e sete. Non occorrono grandi e costose ricerche scientifiche per rimediare alla situazione. Basterebbero meno spreco e migliore distribuzione degli alimenti, facendo attenzione alla qualità nutritiva e sostenendo la produzione locale. Cose "normali", quotidiane, per tutti.

Scavare pozzi, fare piccoli acquedotti, distribuire semi e zappe, formare piccole cooperative... queste piccole cose che i missionari e tante ong cercano di fare con l'aiuto di persone sensibili, dimostrano che il benessere è possibile, costa poco e conviene. In effetti con il benessere di tutti, tutti ci guadagnano. Se questo traguardo non si realizza, è perché qualcuno non vuole il benessere universale, per accumularlo per sé.

Noi continuiamo a pregare: "Padre nostro, dacci il pane e l'acqua di ogni giorno"! E aggiungiamo: "Possiamo darti una mano?".



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