La vita consacrata è dono di Dio
Il documento delle chiese latino americane di Aparecida afferma che “la vita consacrata è un dono che Dio Padre offre alla sua chiesa; è un cammino di speciale sequela di Cristo per dedicarsi con il cuore indiviso e come lui, a servizio di Dio e dell’umanità…”.
In questi 30 anni di vita religiosa saveriana mi sono accorto che c’è una pedagogia divina che alimenta e promuove la crescita e la maturazione personale. In questo senso anche la mia vita religiosa e missionaria, che ho cercato di vivere in cammino come discepolo di Cristo, è un dono e diventa anche un processo arricchente per la mia santità e per il bene dei popoli del mondo.
Come in una fotografia…
Nell’anno del mio noviziato (1985 ad Ancona) ricordo volentieri le ‘tesine’ che il nostro maestro dei novizi (oggi mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni in Sierra Leone) ci faceva scrivere come ricerca e studio personale sui concetti e sulla bellezza della vita religiosa missionaria. Ricordo che tutto mi sembrava chiaro e definito, semplice e lineare.
Sono passati trent’anni e guardandomi alle spalle posso rivedere come in fotografia le città e le realtà sociali, economiche e culturali in cui ho vissuto, le diocesi e le chiese locali che ho amato, e continuo a vivere il dono che Dio mi ha voluto regalare.
Crescita umana e spirituale
Scrivere il vangelo della mia consacrazione missionaria con la vita, le azioni, la fragilità e l’entusiasmo, non è uguale a scrivere alcune pagine scritte in noviziato e presentate al maestro dei novizi, con il titolo “La spiritualità dei voti religiosi e la bellezza della consacrazione alla vita missionaria”. La questione è molto più esistenziale, ecclesiale e anche affascinante.
Le persone che incontriamo nella nostra vita e missione ci aiutano a essere quello che siamo, o meglio, ci aiutano e insegnano a diventare quello per cui noi siamo nati.
La nostra vocazione ha bisogno di camminare e maturare; la meta finale richiede la pedagogia della crescita, quotidiana e spirituale.
La vita che viviamo non può essere solo un rimpiangere i bei tempi del noviziato, pensando che andando avanti con gli anni le crisi aumentano, le cose si complicano e invecchiando ci accorgiamo che abbiamo ricevuto un tesoro immenso conservato in vasi di argilla.
Una grande scuola di vita
Un giorno ho letto un proverbio brasiliano che dice: “Si invecchia senza volerlo, ma per maturare bisogna volerlo!”.
Quindi, c’è una dimensione della consacrazione religiosa che dipende molto dal potere della nostra volontà di auto-formazione, dalla nostra umiltà e disponibilità, dalla solidità della nostra fede che illumina tutto, facendoci apprezzare ogni fatto e momento, ogni situazione e attività, come se fosse una grande scuola di vita.
“Predicare bene e razzolare male” non è solo una tentazione o un rischio, ma è una strada arida e sterile che ci impedisce di vedere Dio nella nostra vita passata, di cercare Dio nelle situazioni che viviamo e di amare Dio nelle scelte che faremo.
In questo cammino di discepolo, i voti di castità, di povertà, di obbedienza per la vita missionaria sono dimensioni di santità che posso e devo imparare, ricevere, amare, conquistare e vivere, oggi più di ieri e domani più di oggi, per crescere nella chiesa e dimostrare con la vita e con la parola che il vero missionario è solo il santo!







