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La scoperta di un grande amore, Saveriani da cinquant’anni

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Il 15 settembre 1958, 33 giovani novizi sono diventati saveriani con i voti religiosi. Da quel giorno, è passato mezzo secolo, ma molti ricordi riaffiorano nella memoria.

La maggioranza dei novizi arrivava dalle "case apostoliche" di Desio, Udine, Zelarino, Cremona, Brescia, Macomer e Ancona, ed erano poco più che adolescenti. Una decina, invece, proveniva dai seminari diocesani di Cremona, Torino e Ancona, e avevano già terminato le scuole superiori; dopo i quattro anni di studi teologici a Parma, sarebbero partiti per le missioni.

I magnifici cinque!

Tra questi, cinque venivano dal fortunato seminario di Cremona, che era stracolmo di seminaristi e molto generoso con le missioni, grazie al grande arcivescovo mons. Cazzani, che era solito dire: "Quando un seminarista parte per le missioni, altri dieci entrano in seminario".

Tre erano compagni di classe e si conoscevano dal 1950: p. Luigi Brioni di Commessaggio, p. Carlo Lucini di Cingia de' Botti e io di Salina. È stata una magnifica sorpresa, anche se abbiamo dovuto affrontare momenti difficili: la resistenza del rettore che temeva una fuga, e quella più dura del vescovo, che ci ha imposto di non scrivere ai nostri compagni di seminario. Nonostante tutto, altri due studenti di teologia ci raggiunsero alcuni mesi dopo in noviziato: p. Franco Fiori di Castelleone e p. Emilio Paloschi di S. Salvatore.

Tra lavoro e silenzio

Il noviziato è stato un tempo di preparazione molto intenso e talvolta difficile, ma anche ricco di scoperte spirituali e di crescita nella vita fraterna e nello spirito di famiglia. La gioia più grande era quella di non dover andare a scuola né studiare per dare esami.

La mattina, dopo la meditazione e la Messa, era dedicata ai lavori più diversi, in campagna, nella stalla, nel pollaio o in casa. Io ero il fornaio: ogni giorno per 50 persone facevo tante pagnotte di pane per 50 persone, ma non avanzavano mai.

Lavoravamo in silenzio per coltivare lo spirito di preghiera e di unione con Dio. Si poteva parlare solo per necessità e a bassa voce. All'inizio abbiamo fatto fatica, ma poi ci siamo abituati, perché sentivamo concretamente di non essere mai soli: Gesù lavorava con noi.

Per me il noviziato è stato il periodo più bello della mia vita, come un periodo di fidanzamento dopo la scoperta di un grande amore. Avrei desiderato prolungarlo ancora qualche mese, ma non era possibile. Dovevo fare i voti e riprendere gli studi per raggiungere al più presto il traguardo del sacerdozio e la partenza per la missione in Bangladesh.



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