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La scelta della pace all’abbazia di Rosazzo

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Si è tenuta anche in Friuli domenica 21 maggio la marcia e la Veglia per la pace. “Cerchiamo dove tengono prigioniera la pace! Se si accende in noi la speranza di trovarla, già per questo vale la pena di mettersi in cammino!”. Era il messaggio inviato dal card. Matteo Zuppi ai partecipanti, la sera stessa in cui il papa gli ha affidato la missione di mediazione per l’Ucraina.

Questo augurio e poi la telefonata in diretta audio con Flavio Lotti, organizzatore della Marcia della pace tenutasi lo stesso giorno tra Perugia ed Assisi, hanno avuto forte presa sui numerosi partecipanti, tra cui una inconsueta e gradita percentuale di giovani, che hanno sentito in questo intreccio di gesti, di preghiere e di impegno un luminoso segno di speranza.

Ci siamo riuniti sul colle della antica Abbazia di Rosazzo (Manzano), arrivando da tre diverse strade percorse a piedi. Il cammino è stato fisico e insieme di crescita personale e comunitaria. È il risultato di un lavoro comune di sei parrocchie dei dintorni, che hanno visto i laici e uno dei presbiteri costruire in modo condiviso le proposte, le riflessioni, i canti e le preghiere della Veglia nei tre cammini. Un lavoro non sempre piano, ma proprio questa è stata la sfida per accendere la pace, a cominciare dai nostri contesti di vita e di Chiesa.

Ogni parrocchia/cammino ha organizzato i contenuti che sentiva in modo particolare: dalle ragazze e ragazzi neo-cresimati, ai giovani testimoni di esperienze di volontariato internazionale, fino a p. Carlo Di Sopra, missionario saveriano, con esperienza in Sierra Leone. Toccante la testimonianza di un trentaduenne, Marco Trink, che ha riportato la sua personale esperienza in Congo RD con i saveriani, durante la quale ha conosciuto anche il premio Nobel per la pace dott. Denis Mukwege, che cura le donne sopravvissute a stupri e violenze, e del quale Marco ha trasmesso molto bene la grande umanità e fede.

Erano presenti anche persone provenienti da Paesi diversi e conosciute nelle parrocchie, in quanto rifugiate e sostenute con relazioni di amicizia. È toccato a loro leggere le intenzioni di preghiere nella propria lingua (ucraino, camerunese, indiano…). Hanno fatto conoscere da vicino le realtà delle nazioni di provenienza, gravate da guerra, conflitti e povertà, portandole all’attenzione commossa dei partecipanti.

La volontà di accendere la pace è stata simboleggiata da un’interminabile fila che ha aspettato il proprio turno per dare luce a centinaia di piccole candele ortodosse, poste ai piedi della grande icona davanti all’altare. “La Veglia e i cammini - hanno detto gli organizzatori - sono stati un’esperienza coinvolgente e partecipata, di volontà e di preparazione alla pace”.

Il tutto si è svolto in completa sintonia con quanto scritto da papa Francesco: “Consideriamo la verità di queste vittime della violenza, guardiamo la realtà con i loro occhi e ascoltiamo i loro racconti con il cuore aperto. Così potremo riconoscere l'abisso del male nel cuore della guerra, e non ci turberà il fatto che ci trattino come ingenui, perché abbiamo scelto la pace”.



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