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di: I Missionari Saveriani in RD Congo.

Noi missionari saveriani, presenti e operanti in Congo RD, ci sentiamo sconcertati alla lettura del rapporto redatto dagli esperti dell'Onu, quale è stato presentato dai mass media, là dove chiama in causa due nostri confratelli.

La pubblica piazza mediatica

Questo documento di natura strettamente confidenziale e non destinato all'uso pubblico, inspiegabilmente è stato messo nelle mani dei mass media internazionali. È purtroppo un procedimento ormai consolidato, che toglie alle legittime istanze la competenza della verifica di eventuali accuse per trasferirla alla pubblica piazza mediatica, dove ogni accusato è già per se stesso colpevole.

È per rifiuto di questo metodo che i missionari saveriani hanno evitato di rispondere subito alle accuse formulate nella bozza non ufficiale del rapporto. D'altra parte, chi ben ci conosce, e in particolare le popolazioni presso cui operiamo, ha già saputo giudicare la veridicità delle accuse stesse.

Allo stesso tempo denunciamo la sommarietà, l'imprecisione e quindi la falsità tendenziosa di questo rapporto e dell'interpretazione delle cosiddette prove apportate, e ci meraviglia che dei giornali che si dicono seri diano loro credito senza verificarle.

Un caso montato ad arte

In particolare, questo documento accusa il nostro confratello p. Pier Giorgio Lanaro "di essere a capo di un gruppo, facente parte della chiesa cattolica italiana, legato a delle unità Fdlr basate in RD Congo". A tale accusa noi dichiariamo che i cosiddetti cattolici d'Italia sono semplicemente degli amici personali di p. Lanaro, che da vari anni ricevono da lui lettere circolari nelle quali egli racconta la sua vita missionaria. Si tratta di persone di buona volontà, fra l'altro non esclusivamente cristiani praticanti, che si lasciano interpellare da situazioni di sofferenza e di miseria, fra cui quella in cui vivono attualmente i rifugiati ruandesi, e che reagiscono in conseguenza.

Per quanto concerne gli scambi epistolari di p. Lanaro con Ignazio Murwanashaka, il capo dei ribelli, diciamo che sono nati per un bisogno di ricerca della verità e della giustizia, a proposito di notizie allarmanti apprese dai media. Come missionario operante fra la popolazione congolese, p. Lanaro voleva conoscere la verità sui massacri e altri delitti, fra cui alcuni di natura economica, in particolare i saccheggi delle risorse minerarie in Congo, attribuiti alle Fdlr e descritti dalla stampa internazionale.

E qui denunciamo l'inganno utilizzato contro p. Lanaro da un sedicente prete italo-americano, tale "Francesco-Vittorio" (che d'altronde si firma "Francisco"), prezzolato da un'organizzazione non meglio definita per ottenere indirizzi, contatti, nomi, e-mail, numeri di cellulare. Senza dubbio il gruppo di esperti, utilizzando tali contatti, ripone piena fiducia in quest'uomo che, con ogni verosimiglianza, appare implicato nel movimento di ribellione armata più di ogni altro.

Fidarsi è bene, non fidarsi...

Infatti, questo presunto prete ha maliziosamente introdotto il tema di aiuti finanziari destinati alle Fdlr, e che dovevano pervenire nelle mani di Ignazio Murwanashaka, mentre p. Lanaro chiedeva soltanto aiuti umanitari per i rifugiati ruandesi, di cui egli conosce a fondo la miseria estrema. Appare chiaro che questo signore, perseguiva il suo intento machiavellico di trascinare p. Lanaro in un ingranaggio di cui egli controllava perfettamente il funzionamento. Infatti, una volta informato su tali contatti - che d'altronde gli erano stati forniti fin dai primi momenti - è scomparso definitivamente, trincerandosi dietro motivazioni ridicole.

Fra l'altro, p. Lanaro gli aveva comunicato anche il nome di p. Franco Bordignon, economo della nostra congregazione in Congo, come quello di un referente che avrebbe potuto ricevere il denaro destinato ai rifugiati, e che doveva essere inviato attraverso la Western Union, istituzione internazionale di trasferimento di denaro.

Insomma, mettendo insieme le cose, ci riteniamo autorizzati a concludere che gli esperti dell'Onu si sono fidati di e-mail ottenute in malo modo, senza verificarne l'esattezza del contenuto. Ci sentiamo quindi altamente meravigliati di constatare che il nostro economo, p. Franco Bordignon, è accusato, solo a causa dell'incarico che egli svolge in nome e a servizio di tutta la congregazione saveriana. Oltretutto è evidente che egli non può essere al corrente di tutte le iniziative personali di tutti i confratelli.

La verità come risarcimento morale

Allo stesso modo, l'accusa rivolta contro p. Lanaro dell'appropriazione arbitraria indebita di fondi raccolti in Europa dalla sua congregazione per i profughi ruandesi, e che egli invece avrebbe utilizzato per sostenere l'organizzazione militare dei ribelli, è assolutamente infondata. Appare evidente una manipolazione quando si identificano i beneficiari di questo aiuto. Là dove p. Lanaro parla dei "miei amici che si sono rifugiati sulle montagne", gli esperti dell'Onu parlano di gruppi Fdlr armati che si sarebbero trincerati sulle montagne.

Ora, come missionario che ha vissuto a lungo in mezzo ai rifugiati, p. Lanaro parla di famiglie (donne, bambini e anziani) che egli conosce e con le quali ha stretto legami di amicizia. È per aiutare queste categorie a rischio di persone rifugiate - di cui l'Onu con tutti i suoi organismi a ciò preposti non si preoccupa - che p. Lanaro ha dato la somma di 2.000 dollari per comprare i teli per coprire le capanne improvvisate e per medicinali.

Noi esigiamo che l'intervento di persone competenti e preoccupate della verità possa chiarire definitivamente la natura di tutte le accuse rivolte contro i nostri confratelli, in vista di ristabilirne l'onorabilità che questo rapporto vuole compromettere.

Tali accuse fantasiose possono mettere a rischio l'incolumità stessa dei confratelli accusati e condizionare la loro opera in favore dei più deboli.

Non basta colpire chi da anni, senza nessun fine politico o interesse personale e a volte a rischio della sua stessa vita, cerca di sollevare con i poveri mezzi a disposizione l'enorme sofferenza di intere popolazioni del Congo, per coprire il fallimento della costosa missione dell'Onu.



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