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Ho riletto un articolo di p. Leonardo Raffaini, scritto poco prima di tornare in Colombia. E mi è tornata in mente una conversazione di parecchi anni fa. Ero ai primi anni di sacerdozio, nella comunità di Udine, e parlavo con una suora di origini romane che faceva la portinaia in una scuola elementare appartenente al suo Istituto.

Ricordava i bei giorni romani dove aveva un lavoro bello e appagante con la catechesi ai ragazzi e altre attività pastorali, mentre lì era relegata alla portineria. Dopo un po’ di tempo, nonostante fossi solo un giovane prete le dissi che anche quell’incarico, apparentemente privo di carismi pastorali, era invece una fonte di bene. Infatti, avrebbe potuto creare un rapporto di fiducia e stima con i genitori degli alunni ed entrare in confidenza, mettendo la Buona Notizia nei discorsi: dalla salute dei ragazzi, al loro carattere, dalle difficoltà alla vita in generale, toccando i problemi quotidiani e tanti altri aspetti semplici ed importanti. Glielo dicevo con leggerezza perché non avevo i suoi anni né la sua esperienza, ma mi sembrava una cosa bella e utile. Alla fine di quell’anno, la suora mi fece capire che c’era del vero in quello che le avevo detto. Bastava ritrovare gli occhi giusti per scoprire che il Signore è dappertutto. E credo che anche quanto scritto da p. Leonardo, per quattro anni economo della comunità saveriana di Alzano, lo conferma.
“Ogni esperienza è una grazia, attraverso la quale il Signore ci dona moltissimo: ci fa incontrare tante persone, ci fa affrontare nuove situazioni utili per sperimentare la sua bontà, ci fa crescere come persone e come credenti. Ci fa anche soffrire, ma la sofferenza è una condizione indispensabile da vivere per poter essere più forti e consapevoli del senso della vita.

Credo che ognuno di noi sia missionario ovunque la Provvidenza lo collochi. Non mi sono sentito meno missionario in mezzo a voi, rispetto a quando ero con i colombiani. L’importante è testimoniare Gesù con la propria vita là dove il Signore ci mette. Altrimenti sarebbero missionari solo coloro che partono; e allora cosa siete voi che non partite? Per fortuna è chiaro e lo sappiamo tutti: siamo missionari quando siamo autentici cristiani, qui come altrove…

Vi ho chiesto di pregare molto per le vocazioni. Nonostante il lavoro fatto con il centro vocazionale diocesano, insieme ad altri missionari, religiosi e laici, guardando i frutti dovrei scoraggiarmi e chiedermi se davvero abbiamo pregato. Ma poi mi è sembrato chiaro che c’è chi semina e chi raccoglie. I tempi del Signore non sono i nostri tempi. Non lo dico per una magra consolazione vicendevole, ma perché ci credo: abbiamo pregato e ci siamo dati da fare. Avete pregato e lavorato per le missioni: i frutti verranno. Vi do anche una bella notizia: in Colombia, quando sono partito, c’erano nel seminario saveriano di Medellin solo tre ragazzi; oggi ce ne sono dodici. Qualcosa si muove. Continuiamo a essere vicini nella preghiera. Hasta luego a todos y que Dios los bendiga” (p. Leonardo Raffaini, sx).



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