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Nei miei 70 anni di vita sono stato testimone di due grandi cambiamenti socio-economico-culturali.
Quando sono nato nel mio paesino in Sardegna nel 1953, la vita era ferma ad un tempo quasi medioevale. Se quasi tutte le case avevano la corrente elettrica, poche famiglie avevano l’acqua corrente in casa e la gente si riforniva nelle fontanelle pubbliche o nei pozzi. Per non parlare dei servizi igienici quasi inesistenti. I più fortunati avevano una latrina in cortile o nell’orto dietro casa. Senza bagni ci si lavava nella bacinella! E l’agricoltura era ferma da secoli. Si lavorava con i buoi e la zappa, niente concimi chimici o diserbanti.

Negli anni ’60 il grande cambiamento. Cominciano a comparire i primi trattori, le trebbie... Piano piano i gioghi dei buoi finiscono al macello senza essere rimpiazzati. Nelle notti estive non si sente più il rumore delle ruote dei carri sul selciato che trasportavano la paglia dopo la trebbiatura del grano (le strade naturalmente non erano asfaltate). Ma il progresso produce anche disoccupazione. Chi non aveva terra e lavorava come bracciante spesso emigrava nel nord Italia. La miseria degli uni crea la ricchezza degli altri.

Il secondo grande cambiamento è stato l’avvento della società digitale. Questo l’ho vissuto in missione in Ciad, dove sono arrivato nel 1985. Prima di partire non avevo mai visto un computer e in Ciad in quei tempi non esistevano comunicazioni. Il telefono, fisso, esisteva solo nella capitale, dove si andava raramente. La lettera era il solo modo di mandare notizie in famiglia: un mese e mezzo per arrivare e un altro mese e mezzo per aspettare la risposta. Nel 2000 si comincia a cambiare. A Bongor arriva il telefono fisso, grande conquista! Si asfalta la strada nazionale numero 1 che attraversa la nostra missione. Non più sette ore per andare nella capitale, ma 3! È l’inizio del grande cambiamento. Nel 2002 in Camerun arrivano i primi telefonini e quando i superiori mi mandano in Camerun nel 2003 acquisto il mio primo per comunicare con la famiglia.

Naturalmente, questi cambiamenti influenzano il nostro modo di fare la missione. Fino ad allora, specialmente in Ciad, si faceva vita molto semplice, a contatto con la gente. Abbiamo studiato le lingue locali per comunicare, trascorrevamo molte giornate, e a volte notti, nei villaggi. E si aveva tempo, durante la stagione delle piogge, di studiare gli usi e costumi, di raccogliere materiale etnografico e linguistico, di fare le traduzioni dei Vangeli e delle catechesi in lingua locale. L’avvento di televisione, telefonini ed internet, ha sottratto tempo e risorse. Non voglio essere quello che rimpiange il passato, ma oggi la missione è radicalmente cambiata. I giovani missionari purtroppo non imparano più le lingue, amano stare nelle grandi parrocchie di città e si va sempre meno nei villaggi. Certo, commentare ogni giorno il Vangelo su Youtube è fare missione. Ma mi chiedo quante ore passiamo ormai tra leggere e rispondere alle mail, scambiare messaggi su Whatsapp o Facebook, guardare la televisione...

Sono un vecchio missionario brontolone, mi scuseranno i confratelli più giovani, forse avranno ragione loro che sono nel futuro mentre io sono nel passato... E sta arrivando un terzo cambiamento epocale in meno di un secolo, quello dell’Intelligenza Artificiale. Cosa accadrà?



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