La missione a 360 gradi
Sono a Taranto da appena due anni e fin dall’inizio partecipo come animatore spirituale agli incontri settimanali del Centro missionario diocesano (CMD). Entrato per la prima volta in sede (al piano terra del Palazzo Visconti), sono stato subito accolto con tanto calore e simpatia da restare veramente meravigliato.
In seguito, ho constatato che questa cordialità è la caratteristica delle persone che compongono il CMD (una decina di signore, qualche suora e alcuni uomini). La cordialità sprizzava fin dal primo saluto nella piazzetta della cattedrale di S. Cataldo. Poi è cresciuta di intensità durante gli incontri, quando, grazie allo scambio di notizie, suggerimenti e proposte, il lavoro di informazione e programmazione è diventato vivace e scoppiettante. La loro amicizia sincera col tempo si è trasformata in senso di “vera famiglia”, grazie a una partecipazione di lunga data, per qualcuna (le responsabili dei settori) addirittura più che ventennale.
Il CMD, su mandato dell’arcivescovo, esprime e propugna la vocazione missionaria della chiesa locale di Taranto, nella forma specifica della missione ad Gentes. “Andate nel mondo intero, predicate il vangelo a tutte le nazioni” (Mt 28,19). Questa missione evangelizzatrice a raggio mondiale investe anzitutto gli apostoli e i loro successori (Papa e vescovi), come pure i loro collaboratori (clero e religiosi), e anche tutti fedeli (persone consacrate e laici). È il battesimo che comunica a tutti (pastori e fedeli) la vocazione missionaria, sì che ognuno dovrebbe esclamare come S. Paolo: “Guai a me se non evangelizzo!” (1Cor 9,16).
La dimensione missionaria della chiesa di Taranto non resta a livello astratto di dottrina teologica, ma da sempre si traduce in azione concreta, in diocesi e all’estero. È giunta perfino in Congo RD. L’ho constatato personalmente tra il 1986 e il 1989, quando ero economo generale di Uvira, diocesi immensa la cui sede si trova proprio all’inizio del lago Tanganika. Ebbene, in quegli anni la missione di Kiliba, a quasi 20 chilometri da Uvira, era guidata da tre presbiteri italiani molto dinamici, tra cui don Franco Bonfrate, proveniente appunto dalla diocesi di Taranto. Ci incontravamo spesso, sia quando veniva a fare rifornimento di articoli vari all’economato di Uvira, sia quando, con i camion, noi portavamo loro il materiale commissionato per costruzioni ed attività pastorali.
Dopo 30 anni, ci siamo rivisti e abbracciati con grande gioia in occasione di un ritiro nel seminario diocesano. La concretezza missionaria da anni caratterizza la parrocchia di Regina Pacis, cui apparteniamo. Da essa è partito in Sud America un suo figlio, don Luigi Pellegrino, per ben 6 anni in Guatemala. Ora si trova alla guida della nostra parrocchia, mentre il parroco precedente, don Mimino Damasi è andato a rimpiazzarlo. Ma è l’attuale Pastore di Taranto (dal 2011), mons. Filippo Santoro, a dare un forte timbro missionario alla nostra diocesi. Infatti, egli ha trascorso ben 27 anni in Brasile, dove ha ricevuto la consacrazione episcopale. Ora è naturalmente testimone qualificato e promotore della missionarietà diocesana.
L’impegno del CMD a favore della missione si esplica in tante forme. Con i missionari e le missionarie, oltre alla costante preghiera per il loro bene, il centro intrattiene contatti epistolari per uno scambio arricchente di notizie ed esperienze. Non manca l’invio di doni e aiuti economici a sostegno delle loro iniziative di promozione umana, come la costruzione di un ambulatorio di maternità nella diocesi di Bururi, in Burundi, affiancata dalla costruzione di un dispensario finanziato da una parrocchia di Taranto.
Ovviamente, l’impegno maggiore del CMD riguarda l’animazione missionaria della stessa comunità diocesana: parrocchie, gruppi, associazioni, movimenti...
A tale riguardo il CMD desidera svolgere la funzione di lievito e fermento all’interno della comunità diocesana. Di conseguenza, non si ferma davanti a nessuna difficoltà ma, con l’aiuto del Signore, continua a promuovere la dimensione missionaria sia nella pastorale diocesana in generale, sia nelle comunità parrocchiali in particolare. Ecco qualche piccolo esempio.
Molto toccante è stato il rosario missionario, realizzato nelle varie vicarie della diocesi. All’interno di una paraliturgia molto vivace (bandiere, stendardi, banner), il centro era occupato da un grande rosario multicolore, dai grandi grani a forma di cuore; il colore di ogni decina corrispondeva a quello del relativo continente. Tra preghiere, commenti, canti e invocazioni, che confluivano nella benedizione o nell’Eucarestia, si faceva il giro del mondo, invocando su tutti i popoli della terra la benedizione del Signore.
Da sempre, il CMD dedica un’attenzione particolare alla formazione missionaria dei ragazzi, che sono molto sensibili alla mondialità. Nel 2003, in occasione del 160° anniversario della Pontificia Infanzia Missionaria, andarono a Roma ben 450 ragazzi. Nella Sala Nervi essi eseguirono un mimo missionario talmente bello, da ricevere grandi elogi da Giovanni Paolo II. Inoltre, da una ventina d’anni il CMD organizza, nel grande Palafiom di Taranto, un raduno missionario di ragazzi, meticolosamente organizzato. Indimenticabile quello del 2001, quando vi parteciparono oltre 3.500 ragazzi da tutte le parrocchie della diocesi. Infine, molto bello e fantasioso quello cui ho aderito l’anno scorso, dal tema stimolante “Sorridi e il mondo cambierà”, cui dette il suo apporto ludico l’esuberante Mago Fracasso.
Un plauso per tutto il bene che il CMD ha instancabilmente fatto finora e una preghiera affinché, nonostante la crisi di questi tempi difficili, il Signore benedica le persone che vi si dedicano generosamente, fecondi ulteriormente i suoi sforzi futuri e faccia sbocciare in tanti cuori generosi la vocazione missionaria.







