La mia esperienza a Salerno
Mi chiamo Ivanildo De Sousa Quaresma e sono nato il 15 novembre del 1983 ad Abaetetuba, nell’Amazzonia brasiliana. Con l’ordinazione diaconale, il 6 dicembre a Parma, sono entrato a far parte della famiglia dei saveriani. Di questo mi sento molto onorato. In seguito, sono stato destinato a Salerno, per esercitare il diaconato.
Mi sono subito sentito a casa
La comunità di Salerno è ricca in umanità, condivisione e comunione. È formata da missionari anziani e giovani, di paesi diversi, che vivono assieme molto volentieri, prendendosi cura gli uni degli altri. L’accoglienza e la gioia è il suo biglietto da visita. Mi sono subito sentito a mio agio, “na minha casa”, per dirla in brasiliano.
Qui lo spirito di famiglia e di fraternità è sempre presente. Trovare una famiglia aperta ed accogliente mi riempie il cuore.
Non mi sono mai sentito escluso, oppure straniero. Anzi, molti (saveriani, laici, persone conosciute) mi sono stati vicini. Ci tengo a sottolineare che, in ogni occasione, ho sperimentato grande accoglienza, e questo mi aiuta anche a capire le dinamiche di vita delle famiglie del sud Italia.
L’unità nella diversità

A Salerno, i saveriani non lavorano da soli, ma assieme ai laici saveriani, che sono una risorsa incredibile. Ho vissuto con loro un nuovo modo di vivere in famiglia.
Ho scoperto che l’unità nella diversità è possibile quando si ha un obiettivo in comune. La diversità diventa dono che arricchisce.
I laici hanno realizzato tante iniziative: la mostra, la festa dei popoli, l’accoglienza ai senza fissa dimora. I laici aiutano i saveriani anche nei gruppi di animazione missionaria e vocazionale. Ritengo che la loro presenza sia veramente un dono di Dio.
Resto sempre meravigliato nel vedere la gioia, l’entusiasmo, il senso di responsabilità, ma soprattutto, l’amore che essi hanno verso il carisma e la spiritualità della nostra famiglia. A volte dico loro: “Siete più missionari voi di noi saveriani”.
Ho vissuto la bellezza di stare assieme, di condividere la Parola, di vivere in una comunità viva. Qui la gioia e il sorriso non mancano mai.







