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È definito “incrocio della morte” per motivi stradali e storici. L’ho scoperto andando a celebrare Messa nel vicino santuario della Madonna dell’albero e nella benedizione delle case leggendo il cartello stradale “Via 56 Martiri”.

Tra cronaca e storia

Il primo motivo è giornalistico e amministrativo, tema di discussioni e polemiche. La strada Ravegnana sull’argine del fiume Ronco è stretta e al semaforo, dove si possono prendere le tre direzioni - a destra, a sinistra, al centro - è richiesta molta attenzione e prudenza. Se c’è un errore di valutazione, ci si può scontrare...

Il secondo motivo sono i tristi eventi storici del passaggio dell’ultimo fronte bellico. Nelle vicinanze, il 17 novembre 1944, il parroco don Mario Turci fu arrestato da una pattuglia tedesca mentre segnalava la presenza di mine nei campi, piantando ramoscelli nel terreno. Il suo corpo non è stato mai ritrovato. Dieci giorni dopo nella stessa zona della Madonna dell’albero, 56 civili furono trucidati come rappresaglia da truppe naziste in ritirata, tra cui donne, bambini e uomini inermi. Le vittime furono radunate in alcune case di Via Nuova, oggi “Via 56 Martiri”. Vi fu un solo superstite, che riuscì a scampare al massacro rifugiandosi in una botte incassata nel terreno.

Ho incontrato la signora Anna, amica di una vittima della strage nazista: aveva alla parete il quadretto storico della Madonna dell’albero, a sbalzo su rame, dell’agenzia Destefeni di Ravenna con le scritte, “Dacci il nostro pane quotidiano” in alto, e “Sul campo e su noi sii Madre” in basso.

L’inondazione mai avvenuta

Questa località alla periferia di Ravenna, prima che il fiume Ronco si congiunga con il fiume Montone, si chiama “Madonna dell'Albero”; faceva parte della parrocchia di San Rocco fino al 1911. Il nome del paese è nato dal dipinto dell’immagine di Maria Vergine che Cesare Morandi espose alla pubblica venerazione nel 1621, appendendolo a “un alberaz” nei pressi del ponte Cella.

Nel maggio 1636, le acque del Ronco e del Montone inondarono la città di Ravenna. Si racconta che due contadine del luogo presero due rami dell’alberaccio della Madonna e li piantarono a forma di croce sull’argine del Ronco, dove si temeva lo straripamento con minaccia per le case vicine. Le case furono risparmiate dall’inondazione. Nel 1640 si costruì la chiesa che è arrivata ai nostri giorni. Il 20 gennaio 1925 il santuario Mariano divenne parrocchia, separandola da Sant’Apollinare in Classe.



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