La libertà è un fanciullo in cattedra
L’uso della parola libertà mi ha suggerito una riflessione. Ma cos’è la libertà? L’occasione fortuita di vedere il video “Sulla poltrona del papa”, mi ha convinto per l’immagine del fanciullo in cattedra, perché la libertà deve essere innocente, limpida, senza sottintesi. La libertà è innocenza e lievità di un fanciullo e, contemporaneamente, è serietà e autorevolezza di una cattedra. Liberi si diventa, ossia diventando grandi, conoscendo e sperimentando, attraversando vicissitudini di ogni tipo, ma senza munirsi mai di corazze protettive. La libertà è attenta alle sfumature, ai colori, ai sentimenti. Non si nutre mai di sola razionalità e tuttavia la ragione è la lampada che non molla mai. Una persona libera qualifica di naturalezza e di delicatezza artistica la sua attività. Salita sulla cattedra, non perde la spontaneità del fanciullo. Sì, perché la libertà, dopo tutto, è un gioco, il gioco di essere seri senza diventare seriosi. La libertà è libera da ogni artificio e da ogni teatralità. La persona che ascolta, se è libera, anzitutto permette all’altro di finire il suo discorso e a volte può percepire ammirazione per la franchezza del suo avversario. Ascolta l’opinione opposta alla propria, senza perdere l'innocenza. Di contro, in bocca a certuni dal broncio corrugato la parola libertà esce stentata, stonata. L’innocenza è ormai perduta. Non c’è libertà senza la lieve spontaneità del fanciullo e insieme senza la greve responsabilità che nasce dalla riflessione sulla situazione reale.







