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Come lei sa, fu Paolo VI a definire la politica come il massimo esercizio di carità. Noi abbiamo cercato di fare nostra questa verità, rendendola una risorsa concreta per l'intera popolazione, come vuole la Dottrina Sociale della Chiesa.

È questo il nostro modo di impegnarci per testimoniare la nostra fede. La prego di voler accogliere l'opuscolo - preparato per le parrocchie - come un modo per condividere l'impegno difficile per l'affermazione della Verità Cristiana nella nostra società.

  • Suo devotissimo, firma dell'Onorevole

Caro Onorevole,

non mi capita spesso di ricevere una lettera da un “onorevole”, indirizzata a “Missionari Saveriani”. Con tutto l'imbarazzo del caso, cerco di darle una risposta.

Mi rallegra vedere che nel nostro Parlamento ci siano persone come lei, “cattolico impegnato in politica”, con il coraggio di testimoniare la fede cristiana e l'adesione alla dottrina sociale della chiesa. Lei sa che da tempo i cattolici sono liberi di votare e aderire, secondo coscienza, e perciò nessuna parte può rivendicare il diritto di monopolio. Del resto, mi rendo conto di quanto sia impegnativo vivere la politica “come il massimo esercizio di carità”. Richiede convinzione, sensibilità e una coerenza eroica che - lei ammetterà - non tutti hanno. Ma uno non dovrebbe entrare in politica, se non è capace di mettersi a servizio degli altri.

Grazie per l'opuscolo: “I frutti e l'albero”. È un'immagine che a me piace, perché si riferisce all'agricoltura che amo; e poi, Gesù nel vangelo la usa spesso. Sotto il titolo leggo una frase provocatoria: “Cinque anni di governo - - -, letti alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa”. Mi ha incuriosito e come Gesù, che andava sotto gli alberi a cercare i frutti, anch'io mi sono avventurato sotto l'albero.

Sono subito andato a vedere il frutto color giallo , l'ultimo, che interessa me e anche, credo, molti lettori: “Tutti siamo responsabili di tutti: costruire un mondo più giusto, più libero, più solidale”. È un frutto a cinque spicchi. Lascerei stare i primi due delle missioni militari di pace , perché io, come missionario, credo ad altre “missioni” capaci di costruire la pace tra i popoli. Gli altri tre spicchi riguardano il “terzo mondo”: il governo elettronico, l'aiuto per lo sviluppo e il piano di lotta alle malattie. Ma i verbi usati sono “al futuro”, mentre purtroppo l'impegno economico dell'Italia per i paesi poveri è calato al suo minimo storico, nonostante le promesse.

Vede, Onorevole, la dottrina sociale della chiesa non si rispetta scrivendola con le iniziali maiuscole, ma con scelte politiche, diplomatiche e finanziarie ben precise e, come hanno detto i Papi da lei citati, “mantenendo le promesse”.

Nel frattempo, ci resta sullo stomaco il peso della domanda: “Ma i poveri questa notte, dove andranno a dormire?”. Suo devotissimo,

  • p. Marcello, sx.


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