La gratitudine di Francesco Saverio
Solo poche frasi della bellissima riflessione proposta ai sacerdoti reggini
L’atteggiamento di gratitudine contraddistingue "le opere e i giorni" del Saverio, che abbandona il suo cuore al rendimento di grazie, costante e gioioso, per gli innumerevoli doni ricevuti da Dio. Il ringraziamento a Dio era lo scopo e il contenuto della sua vita. Per il Saverio, tutto è motivo di gratitudine a Dio, perché "tutto è grazia" e ogni grazia è gratuita.
Leggendo le sue lettere, troviamo i segni evidenti del suo spirito "eucaristico", cioè del suo atteggiamento di lode semplice e sincera a Dio per i doni ricevuti. Il Saverio è convinto che Dio solo ha l’iniziativa, che Dio solo agisce, che Dio solo incorona i suoi doni, che Dio è l’unico autore d’ogni bene. Il percorso esistenziale e spirituale del Saverio è stato un "Magnificat", cioè un brindisi a Dio e ai fratelli che gli sono stati compagni di lavoro apostolico.
La grandezza del Saverio consiste nell’aver saputo fare della gratitudine "il sangue vivificante" della sua relazione con Dio e con gli uomini.
La gratitudine è affine all’amore, perché tutto il nostro amore per Dio è la risposta al suo amore per noi. Le nostre necessità, infatti, c’inducono a chiedere, ma soltanto l’amore dà luogo alla gratitudine.
È necessario che anche in noi prevalga il gusto della gratitudine, tanto più che oggi, la durezza di cuore, l’insolenza e la gelosia sono pentate il nuovo stile di vita. È veramente triste che noi, oggi, non siamo capaci di guardarci negli occhi e dirci con un bel sorriso: "Grazie! Non per ciò che stai facendo, ma perciò che tu significhi e sei per me".
Ma ancor più triste è che noi tendiamo a gloriarci dei "doni" per metterci in mostra e per cercare il nostro vantaggio, impedendo così agli altri, nostri "compagni di viaggio", sia di fare della propria vita un "inno di grazia e di lode" a Dio, sia di saper vedere e accogliere, con animo grato, il positivo che c’è nella comunità civile e religiosa.








