La gita primaverile a Parma
Qualche anno fa avevamo già visitato Parma e la Casa Madre dei missionari saveriani. Ricordo che eravamo stati in città e al santuario di Fontanellato, dove il giovane Conforti è stato più volte in pellegrinaggio durante la sua giovinezza segnata dalla malattia. In questo santuario, celebrò anche la sua prima Messa.
Alla vigilia della canonizzazione non potevamo mancare di visitare ancora la tomba del fondatore per una preghiera e per respirare il clima missionario che lui da vescovo ha lasciato al suo istituto missionario.
La Messa, una lezione e il museo
La partenza è avvenuta mezz'ora dopo il previsto, perché abbiamo aspettato la signora Maria, mamma di p. Riccardo Tobanelli, che, accompagnata dalla figlia, era già arrivata al punto di ritrovo ma credendosi in forte ritardo non ha notato il nostro vistoso pullman giallo a due piani e si è messa in strada!
Arrivati a Parma abbiamo ricevuto una calorosa accoglienza: caffè e biscottini per tutti preparati da p. Gianni Magnaguagno, compagno di missione a Shabunda, in Congo. Poi ci siamo trasferiti nella nuova sala conferenze, già cappella ai tempi di Conforti, per la proiezione del nuovo video sulla vita del fondatore realizzato da Videomission.
Terminata la proiezione, il gruppo si è spostato in chiesa per la concelebrazione solenne della Messa domenicale presieduta da p. Mario Menin, dopo la quale c'è stata una ricca catechesi sul Conforti tenuta da p. Ermanno Ferro e la visita al museo Confortiano.
In lungo e in largo a stomaco pieno
Tra una cosa e l'altra è arrivata l'ora di pranzo e così ci siamo recati da "Romeo" specialità parmigiane. Guardandomi attorno nel locale, mi sembrava di cogliere quell'aria soddisfatta di chi oltre all'anima stava sistemando anche il corpo. C'erano sguardi inclini alla benevolenza e al sorriso; non che prima non fosse così, ma dopo quel pranzo sicuramente di più.
Nel pomeriggio ci attendeva la visita al palazzo vescovile, dove aveva soggiornato anche mons. Conforti. Avevamo una guida illustre, don Alfredo Bianchi, direttore del Museo diocesano. Usciti dal palazzo vescovile la nostra comitiva si è recata alla chiesa di San Giovanni, subito dietro la cattedrale. Lì abbiamo potuto ammirare, accompagnati dalla guida Cristiana Cappelli, le pitture del Correggio e nell'attigua abbazia dei Benedettini il grandioso refettorio, i chiostri e altre opere.
Nel ritornare al pullman abbiamo fatto una piccola sosta nel cortile della Pilotta, antica e imponente costruzione che un tempo si univa alla reggia del Ducato, scavalcando il torrente Parma.
Storie medievali e il santo rosario
Saliti sul nostro mezzo ci siamo diretti, infine, verso il castello di Torrechiara a riempirci gli occhi di un paesaggio incantato e le orecchie di storie di cavalieri e di dame. Mentre salivamo le rampe del castello il cielo si era aperto... La luce di un sole ormai al tramonto dava alla natura che osservavamo dalle terrazze del castello un'aurea incantata. Eravamo terribilmente in ritardo e la nostra giovane e simpatica guida Daniela Sereni è andata oltre ogni suo dovere facendoci gustare a ritmo da bersagliere le storie del castello. Ci ha parlato di una stanza dorata e di una bella dama di nome Bianca, che un pittore poco conoscitore della chimica aveva trasformato in una dama mora a causa del piombo utilizzato che col passar del tempo si era scurito.
Nel ritorno ci hanno fatto compagnia il sole che incendiava la campagna, il pane e salame generosamente offerti a p. Marco, e il santo rosario a coronamento di una bella giornata vissuta in serena e simpatica amicizia sotto la benedizione di san Guido Conforti.







