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Il bel pellegrinaggio a Sinis, Sardegna

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Il 19 maggio abbiamo compiuto l'annuale gita missionaria a San Giovanni in Sinis con le amiche e gli amici dei saveriani di Cagliari e Macomer. Ci siamo ritrovati attorno alla chiesetta paleocristiana del VI secolo d.C, sorta in una necropoli nei pressi dell'antica città punico-romana di Tharros.

L'antica chiesa di S. Giovanni

Padre Marongiu, originario di Cabras, ci ha detto che la struttura originaria a croce (navata centrale con i due bracci laterali) risale al VI secolo ed è stata costruita con i blocchi arenari delle mura di Tharros, completata poi con le due navate laterali nel X-XI secolo.

È tra le prime chiese cristiane della Sardegna, ancora in uso oggi per la Messa domenicale estiva. Ha una piccola cupola eretta su una pianta quadrata a croce greca, sotto la cui volta abbiamo celebrato la Messa, mentre i fedeli pellegrini erano nella navata centrale e laterale, coperte con volta a botte. Le navate laterali sono state aggiunte molto probabilmente dai monaci Vittoriani verso il X secolo, come dimostrano le tre finestrelle sul lato orientale. Dall'esterno e dall'interno si riescono a notare le diverse fasi della costruzione. Questo spiega anche perché i fedeli, dalle navate laterali, non riescano a vedere l'altare.

Alle origini del cristianesimo

Per ricordare la spiritualità del Conforti, abbiamo svolto una breve processione con il vangelo. La parola di Dio è approdata sul golfo di Sinis con i primi missionari, spinti dalla passione per il vangelo. La chiesa di San Giovanni in Sinis ci ricorda lo sviluppo primitivo del cristianesimo in Sardegna, nelle parti costiere dell'isola, dopo le persecuzioni dei primi martiri sardi, Lussorio, Gavino e Simplicio. Ci ricorda quindi l'editto di tolleranza emesso nel 313 dall'imperatore Costantino, personaggio caro alla Sardegna, che lo celebra ogni anno con l'Ardia di Sedilo.

Va ricordato che a quei tempi in Sardegna si pregava in rito Bizantino. All'ingresso della chiesa c'è la caratteristica acquasantiera in tufo del XVIII secolo, con la scultura di un pesce, che ricorda l'acrostico: "Gesù Figlio di Dio Salvatore". È un segno della riconciliazione tra la città di Cabras e Solanas.

Tanti premi di ogni tipo

 L'agape eucaristica è continuata con quella fraterna che ha unito le amiche e gli amici dei saveriani delle zone di Cagliari e Macomer, arrivati con i rispettivi pullman. Alla fine del pranzo, abbiamo avuto l'attesa estrazione dei premi della sottoscrizione in favore delle vocazioni saveriane in Colombia.

Quest'anno i doni erano di fabbricazione industriale (arrivati dal continente tramite gli amici di p. Virginio) e di produzione artigianale dalla Sardegna. Non potevano mancare gli abituali lavori di ricamo dell'amica di San Sperate e le decorazioni decoupage di madonnine e vassoi di Giovanna e Anna di Macomer.

Salvatore, maestro cestaio

In più, abbiamo avuto la novità dei cesti del signor Salvatore Mancuso di Siliqua, maestro cestaio. Salvatore ha riscoperto la sua maestria nel costruire i cesti a intreccio con rami di olivastro e lentischio, un'esperienza che ha condiviso con i concittadini desiderosi di apprendere l'arte.

Salvatore costruisce due tipi di cesti: quelli bassi che usavano i nonni come scolapiatti, e quelli alti per raccogliere i fichi moreschi. Mastro Salvatore ha avuto richieste di iscrizioni per il prossimo corso di cestaio fin da un signore di Villasimius. Anche il signor Merici, padre di un nostro ex alunno di Lunamatrona, ha imparato a costruirli quando lavorava da ragazzo in un'azienda di Terralba.

È stata veramente una giornata di ritrovo fra vecchi amici e di meditazione sulla spiritualità missionaria del Conforti in attesa della sua canonizzazione.



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