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La Giornata di spiritualità missionaria a Cividino

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Siamo in un tempo di preoccupazioni e pensieri poco sereni sul futuro. Le chiese si svuotano, la gente cerca risposte altrove. Proprio per questo, desidero condividere con voi un’esperienza spirituale, di fede e preghiera vissuta con il Centro missionario diocesano di Bergamo che ha organizzato una giornata alla luce della spiritualità carmelitana nel monastero di Cividino. Dal 2012 è abitato dalle sorelle Carmelitane scalze, in sostituzione dei frati francescani che avevano lasciato il luogo dopo 4 secoli. Quando nell’antica chiesa costruita dai Frati Minori di Cividino (1637) sono risuonate le prime note dell’Ora Sesta, col canto delle sorelle carmelitane, mi è sembrato di essere fuori dal tempo. Erano solo tre voci ma si armonizzavano così bene da sembrare un coro. E noi, religiosi e laici presenti per la mattinata di spiritualità missionaria, siamo entrati in un silenzio contemplativo, sorpresi da tanta grazia e lievità. In quel poco tempo mi è sembrato di sognare. Le parole dei salmi emanavano profondità che portavano alla fiducia e all’abbandono in Dio: “Noi siamo stati liberati come un uccello dal laccio dei cacciatori…” (Sal. 123). Era la prima volta per me in un Carmelo e la figura di S. Teresa di Lisieux, scoperta nei miei anni di formazione, ritornava viva alla mente. L’audacia, la sicurezza delle sue parole, appena ascoltate, facevano capire che la giovanissima santa aveva capito tutto, per Grazia, sull’amore di Dio.La successiva meditazione di p. Ruggero è stata un cammino nello spirito di santa Teresa d’Avila, di san Giovanni della Croce, di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e di santa Teresa di Lisieux. Uno spirito evangelico senza fratture tra azione e contemplazione, l’una inseparabile dall’altra in una sintesi meravigliosa del vivere cristiano. Lo spirito francescano dei fondatori del convento di Cividino e quello carmelitano di chi li ha sostituiti continuano a testimoniare l'Amore di Dio. Il padre carmelitano è stato esauriente e al tempo stesso contenuto nei tempi nella sua riflessione. Ha concluso, dopo i nostri ringraziamenti, regalandoci una citazione all’apparenza enigmatica: “Il vero umile non innalza troppo Dio, né abbassa troppo sé stesso”. Dobbiamo abbandonare i sentieri di un’umiltà protagonista, per riconoscere che l'amore di Dio ci ha cercati e amati, facendosi prossimo al punto da donarci suo Figlio Gesù per condividere con noi la sua vita. Un sincero applauso si è sollevato per le sorelle e per p. Ruggero. Poi, ci siamo recati al bell’oratorio, accolti da don Emilio. Lì, dopo una breve condivisione, ci siamo divisi in piccoli gruppi per scambiarci esperienze del nostro carisma missionario, vissute in maniera particolare. Indubbiamente, l’esperienza della Spiritualità Carmelitana ci invita a rientrare in noi stessi e a riflettere sul senso profondo di ciò che ha spinto donne e uomini di Dio a dare inizio a famiglie religiose missionarie. Credo che loro avessero capito profondamente la verità dell’Amore di Dio. San Guido Conforti, uno di questi, diceva e scriveva ai suoi missionari il motto di S. Paolo: “Charitas Christi urget nos” (l’amore di Cristo ci spinge/costringe). È appunto l’amore di Cristo il motore e il senso della nostra vita. “Capii che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi! Insomma che è Eterno! Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: «O Gesù mio Amore… La mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore!»” (Teresa di Lisieux). Meravigliosa somiglianza con quanto il giovane prete protagonista del celebre Diario di un parroco di campagna di Georges Bernanos, dice alla fine della sua breve vita: “Tutto è Grazia!”.



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