La Festa di amici e benefattori
Quest’anno, l’appuntamento annuale per gli amici e benefattori dell’Istituto di Vicenza si è svolto domenica 26 ottobre. La partecipazione è stata, come sempre, numerosa e gioiosa: un’occasione preziosa per ritrovarsi, scambiarsi notizie, pregare insieme e condividere momenti di fraternità. Il bel sole autunnale e i colori vivaci di ottobre hanno contribuito a rendere ancora più lieto l’incontro.
Durante la giornata, si è ricordato l’anniversario della morte del Venerabile p. Pietro Uccelli e sono stati presentati i nuovi membri della comunità e annunciata una bella novità: nella chiesetta dedicata al Venerabile è nato un gruppo che assicura l’Adorazione Eucaristica ogni giorno, dalle 8 del mattino alle 18 della sera. Una vera benedizione per l’Istituto e per la città!
P. Silvano e la comunità mi hanno invitato - ora che sono nella comunità saveriana di Desio da agosto - a rivolgere un saluto per gli otto anni trascorsi a Vicenza e per ricordare i 60 anni di sacerdozio (dal 17 ottobre 1965). Ho presieduto la Celebrazione Eucaristica, affiancato dai confratelli della casa. Nell’omelia, ho rievocato in particolare i miei 33 anni di missione in Congo.
Ho vissuto in Africa come tanti missionari: con amore per Gesù, sensibilità verso le sofferenze del mondo, la convinzione che “il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone” e il desiderio di camminare insieme alla gente. Ho ricordato i primi tempi trascorsi nella foresta per conoscere la cultura africana, ricca di creatività artistica, tradizioni, racconti orali, proverbi sapienziali e arte. Poi gli anni a Bukavu e Goma, accanto al popolo impegnato nella liberazione dalla dittatura di Mobutu e nell’organizzazione di nuove elezioni. Infine, il lavoro con gli universitari, approfondendo la dottrina sociale della Chiesa come via di sviluppo, liberazione, impegno politico onesto e rispetto della dignità umana.
Alla fine, ho pensato fosse giusto ricordare mio padre che, con semplicità, mi insegnava: “Fa’ del bene e lo troverai”. Nelle lettere, mamma e papà mi invitavano ad amare gli africani, “perché hanno già molto sofferto”. Le mie sorelle e mio fratello mi sono sempre stati accanto e più volte mi hanno raggiunto in Congo. Vivo oggi nella riconoscenza per tanti anni di sacerdozio e missione, per le persone che mi hanno sostenuto e amato. Mi sento fortunato e, come ho detto, “incosciente di tanto bene ricevuto”. Ho concluso dicendo di essere felice di non aver guardato il mondo “attraverso il buco di una serratura”, ma di essere salito sul monte dove il Signore mi ha mostrato panorami stupendi, terre lontane e volti amici di ogni parte del mondo.
Al termine della celebrazione, alcune persone - guidate da p. Gianni Viola - hanno condiviso testimonianze sull’affetto e la devozione verso il Venerabile p. Pietro Uccelli, segno che la sua presenza spirituale è viva in quanti lo hanno conosciuto e continuano a pregarlo con fede.
Come sempre, p. Antonio Ugalde, economo della casa, ha saputo trasformare il momento conviviale in una vera festa, offrendo piatti deliziosi, anche della tradizione messicana, frutto della sua bravura e generosità.







