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La festa dei famigliari 2011, Brescia

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Domenica 1° maggio si è tenuto a San Cristo l'incontro annuale dei famigliari. Sono accorsi numerosi come sempre, forse incoraggiati anche dalla bella notizia della canonizzazione di mons. Conforti, il "santo" caro ai saveriani e a tutti loro. Ospite speciale della giornata era il superiore generale della congregazione, p. Rino Benzoni.

Saveriani internazionali

Padre Rino ha accennato ai saveriani bresciani nel mondo, partendo dai missionari in Giappone che stanno tutti bene, nonostante il terremoto e lo tsunami: "Sono coinvolti con la chiesa giapponese nell'accoglienza e negli aiuti, vicini alla popolazione colpita".

Ha poi parlato di alcuni aspetti della congregazione. Oggi ci sono saveriani provenienti da varie nazioni; tanti sono messicani, indonesiani e africani. Ciò comporta anche un modo nuovo di vivere la missione. Ad esempio, la considerazione della povertà è diversa a seconda della provenienza; occorrono più sensibilità e attenzione. La speranza è che anche l'Italia riprenda di nuovo slancio dal punto di vista vocazionale.

Intanto, i missionari italiani crescono in età, con i problemi che l'anzianità comporta. Noi cerchiamo di rimanere in missione il più a lungo possibile, ma a volte la malattia costringe a tornare in Italia. "L'opera più bella che abbiamo è il "quarto piano" nella casa madre di Parma, dove accogliamo e assistiamo i saveriani anziani e malati. Non c'è testimonianza migliore del senso di famiglia che ci appartiene".

La santità è dono di Dio

Padre Benzoni ha parlato soprattutto di mons. Conforti, presto "santo", sottolineando alcune caratteristiche della sua "santità". La canonizzazione del fondatore dei saveriani non aggiunge niente a quello che lui è stato, ma è un'affermazione importante. "Nella misura in cui la gente vede nel missionario un Altro che agisce, questa è la santità di Dio. Nella canonizzazione siamo richiamati a pensare che nel battesimo siamo diventati santi e solo se siamo santi possiamo essere missionari".

"Prima di essere consacrato vescovo, mons. Conforti ha voluto fare i voti religiosi e di missione. "Questa è una cosa sorprendente per un vescovo. Ma lui ci credeva davvero e ha vissuto con questo spirito. Infatti, il concilio Vaticano II ha poi dichiarato che un vescovo non è consacrato solo per una diocesi, ma per il mondo intero. Anche un battezzato non è un consumatore di sacramenti, ma un consacrato dallo Spirito per portare nel mondo l'amore di Dio".

Fiducia nella Provvidenza

Santità significa avere zelo. E mons. Conforti ne aveva tanto, avendo compiuto circa cinque visite pastorali alle oltre trecento parrocchie della diocesi di Parma, a piedi o a cavallo, anche nelle zone di montagna, con una salute fragile. "Zelo e intelligenza sono richiesti anche a noi perché ciò in cui crediamo diventi realtà per tutti".

Di mons. Conforti colpisce anche la fiducia incondizionata nella Provvidenza. Nel 1899 aveva inviato i primi due saveriani in missione e le vocazioni aumentavano. Bisognava ingrandire la casa e raccogliere i  fondi necessari. Aveva proposto una lotteria nazionale di cui si discusse anche in parlamento. La proposta venne accettata, a patto che l'opera rimanesse nelle mani dello Stato. Conforti non accettò e scrivendo ai due missionari disse: "In questo ho trovato l'avviso del Signore, che non ha permesso di raggiungere l'intento, forse perché vuole che si riponga fiducia nella sua Provvidenza... Per cui, ho deciso di iniziare quanto prima la costruzione dell'istituto".

"A volte - ha concluso p. Rino - ci viene la tentazione di fare qualcosa di diverso, ma credo si debba continuare a pensare che la missione è nelle mani di Dio e quindi fidarci di più della divina Provvidenza. Siamo calati di numero, eppure vorremmo aprire una nuova missione perché ci piace l'idea di fidarci di Dio e sperare che il progetto si realizzi".



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