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La fede cristiana è “Vieni e vedi”

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Dal Messaggio di Papa Francesco per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (16 maggio).

Desidero dedicare il Messaggio, quest’anno, alla chiamata a “venire e vedere”, come suggerimento per ogni espressione comunicativa che voglia essere limpida e onesta. Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in “giornali fotocopia” o notiziari e siti sostanzialmente uguali, dove il genere dell’inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, “di palazzo”, non più in grado di cogliere i fenomeni sociali né le energie positive che si sprigionano dalla base della società. La crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più “consumare le suole delle scarpe”.

Se non ci apriamo all’incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche. Anche il giornalismo, come racconto della realtà, richiede la capacità di andare laddove nessuno va. Dobbiamo dire grazie al coraggio e all’impegno di tanti professionisti se oggi conosciamo, ad esempio, la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo; se molti soprusi e ingiustizie sono stati denunciati; se tante guerre dimenticate sono state raccontate.

Numerose realtà del pianeta, ancor più in questo tempo di pandemia, rivolgono al mondo della comunicazione l’invito a “venire e vedere”. C’è il rischio di raccontare la pandemia, e così ogni crisi, solo con gli occhi del mondo più ricco. Pensiamo alla questione dei vaccini, come delle cure mediche in genere, al rischio di esclusione delle popolazioni più indigenti.

La rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. Ma sono evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere.

Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti. La parola è efficace solo se si “vede”, solo se ti coinvolge in un’esperienza, in un dialogo. Per questo motivo il “vieni e vedi” era ed è essenziale.



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