''La famiglia di Kolè''
La Fondazione Sanguanini di Rivarolo Mantovano ha presentato al pubblico il romanzo postumo del saveriano p. Silvestro Volta, “La famiglia di Kolè”, con prefazione di p. Augusto Luca, Gilgamesh Edizioni.
Ambientato in Sierra Leone, il romanzo è un’appassionata ricostruzione del dramma di chi vive tra una religione nuova e i costumi ancestrali. Trovandosi per la prima volta a contatto con popolazioni africane, la prima preoccupazione del missionario fu di “capire gli africani”, più ancora che farsi capire.
Ero a Bologna come direttore dell’EMI (Editrice Missionaria Italiana) e avevo con me il manoscritto di p. Volta. Pensavo di pubblicarlo, perché come romanzo mi piaceva molto. Tutto era pronto, quando p. Silvestro muore (1979). Con la scomparsa dell’autore, anche il libro diventò difficile da pubblicare, propagandare e distribuire. E le bozze rimasero lì, con mia grande delusione.
Dopo più di 40 anni, al momento della pubblicazione de “Il Forte di Mwakete”, venni a sapere che il nostro archivista p. Ermanno Ferro aveva ancora le bozze del romanzo “La famiglia di Kolè”. Ora, con grande gioia, vedo che anche questo libro è pubblicato. Alla mia giovane età (97 anni!) non ci speravo più.
Sierra Leone degli anni ‘60
Tutto inizia con p. Volta, chiamato a servire in Sierra Leone negli anni ‘60, e la gestione di un piccolo ospedale.
Con tutte le sue forze, com’era solito fare, il missionario si guardò attorno, con l’intenzione di “conoscere gli africani”.
Vide l’opportunità di scrivere questo libro, che riflette la mentalità della popolazione locale.
Padre Volta si accorge, prima di tutto, quanto l’Islam penetri nelle persone. Poi nota come certe mentalità siano ben radicate e difficili da cambiare. L’uomo cerca la donna per la sua soddisfazione personale, e la donna è colei che lavora i campi, cura la famiglia, mantiene la pace, fa da mangiare…
Mentre riflette su queste situazioni, p. Volta trova il giovane Kolè, che promette bene e dona speranza al missionario. Pur con la promessa di non convertirlo al cristianesimo, il missionario lo manda in un collegio per l’educazione superiore con altri studenti cristiani. Nella sua adolescenza, s’innamora di una ragazza cristiana Cecilia, e il missionario, testimone del loro amore, inizia a sperare in qualcosa di nuovo per la Sierra Leone. Il missionario segue questa coppia, fino al loro matrimonio... e oltre.
La memoria della madre
Padre Domenico Costella, missionario e professore di filosofia in Brasile, di p. Volta ha detto: “Non era un intellettuale arrogante, ma lasciava aprire soprattutto il suo cuore; era sempre pronto ad aiutare gli altri. Lo conobbi nel 1964, quando ero studente di teologia a Roma, e fui subito impressionato dalla sua genialità.
S’interessava di tutto, aveva grandi interessi e faceva comprendere a noi studenti l’essenza dell’uomo nella vita cristiana.
Padre Volta perse la madre a quattro anni, e questo influì sulla sua esistenza. Sviluppò così una sensibilità unica per l’animo femminile, come se ricercasse dentro di lui la madre che aveva perso, e le figure femminili predominano nei suoi romanzi, nei suoi scritti, nelle sue riflessioni”.
Le parole dei critici letterari
Claudio Ardigò afferma che l’autore, prendendoci per mano, ci fa vedere un mondo aldilà delle sue convenzioni, e ci porta a una fraterna uguaglianza fra tutti i popoli della terra, oltre il mistero e l’amore per la vita. Il romanzo di p. Silvestro, attraverso l’avventura dello spirito, è un viaggio dell’individuo con i suoi dubbi e interrogativi.
Giovanni Borsella consiglia il romanzo a chi ha il coraggio di nutrirsi di un cibo solido. Padre Volta - nel romanzo con il nome di “padre Paolo" - aveva una visione totale delle persone con le quali era in rapporto.
Kolè sente la totalità dello sguardo ricco d’amore del missionario, perché uno sguardo che parte dal cuore diventa uno sguardo d’amore, e aiuta il protagonista a vedere ed essere consapevole della sua bellezza.







