La Chiesa ha ancora da dire
Padre Sante Gatto, concluso il suo servizio durato una decina d’anni in Italia, è ora destinato alla missione del Brasile, dove aveva già lavorato nei primi anni dopo la sua ordinazione presbiterale. Prima di ripartire per il Sudamerica, p. Sante ha trascorso qualche mese nella nostra comunità condividendo la fraternità, il servizio pastorale e il lavoro quotidiano.
Gli abbiamo chiesto, come missionario, di dirci che cosa gli sembra utile e necessario in questo tempo per le nostre Chiese in Italia e in Occidente. E p. Sante ha condiviso su questa pagina le sue riflessioni. p. Piero Pierobon, sx
Ho trascorso in Italia gli ultimi 10 anni impegnato in vari servizi, sia all’interno della Congregazione saveriana sia con la mia famiglia. Ho avuto anche la possibilità di seguire la mia Chiesa di origine, quella di Milano, lavorando tre anni e mezzo nell’Ufficio missionario della diocesi.
Prima di tutto vorrei dire che la Chiesa è viva, la Chiesa ha qualcosa da dire, la Chiesa in Italia ha molto da dire. La Chiesa, che non è un ente astratto, è fatta di persone, situazioni, eventi e scelte. La Chiesa è una comunità che apre orizzonti nuovi, a volte sono gruppi di amici, ma sempre una fraternità grande, che si confronta con il mondo che invece da parte sua sembra fugga nel decifrare la grammatica di questo tempo e nello scrutare gli orizzonti a cui vuole arrivare, se non attraverso le immagini nude e crude della quotidianità.
Noi come Chiesa, e anche come esseri umani, abbiamo una sfida che si trasforma in una grandissima opportunità! Ci viene chiesto di reagire con quella forza che arriva dalla Grazia e che attingiamo nella fraternità, cioè dalla condivisione della fede e della bellezza di sentirci Chiesa, anche se piccola e povera. È una grande opportunità quella di essere, come diceva Gesù, “sale nella terra e luce del mondo”. Se togliessimo questa presenza della Chiesa, in Italia come nei cosiddetti paesi di missione, cosa ne sarebbe di questo mondo?
La carta da giocare è riscoprire ciò che ci motiva profondamente: essere autentici in un cammino che ci vede insieme. Un cammino di costruzione di un mondo nuovo che è il Regno di Dio, di una vita degna per tutti, di una fraternità piccola forse ma forte, che vive la sua fede nella quotidianità, include e ha una visione bella, positiva su ciò che accade e sulle persone che vivono attorno a noi, che scopre in ogni essere umano, la presenza di Dio. A noi è chiesto di far germogliare semi di speranza in questo mondo in apparenza avviato ad un triste declino.
Sogno che la Chiesa sia veramente germoglio di speranza là dove ognuno è chiamato a vivere. Come diceva papa Francesco: “Non ha senso salvarsi da soli! Nessuno si salva da solo su questa barca… O ci si salva tutti oppure non si salva nessuno”. Essere germogli di speranza, mi sembra questa la sintesi della missione della Chiesa nel mondo di oggi.
Questo tempo di crisi è l’opportunità offerta alla Chiesa per rinnovare il suo stile, passando della potenza dei mezzi, che ci ha contraddistinto durante i secoli, a quella di una presenza incarnata, bella e gioiosa, anche nei contesti dolorosi, ma serena perché sempre dalla parte di Cristo. Proprio qui il Signore vuole continuare a seminare la vita, la sua vita, il suo sogno di un mondo come di una grande fraternità universale, cattolica, cioè che abbraccia tutta l’umanità. Una Chiesa che possa veramente diffondere il Suo volto e la Sua presenza, e rendere questo mondo vivibile, dove tutti si sentano a casa.
Non è un’utopia: è il Vangelo! E il Vangelo ci pone dentro alle vene della storia, alle dinamiche più profonde della vita. Il Vangelo è parola vitale, è notizia buona da trasmettere a tutti. Noi abbiamo questa opportunità… A noi come missionari è chiesto ancor più di incarnarci nella realtà e di camminare insieme alle persone che Dio ci pone accanto, senza escludere nessuno, ma facendo attenzione a chi è escluso. In questo mondo che produce sempre nuovi ‘scartati’, la Chiesa e noi missionari dobbiamo essere presenza di speranza. Se non avessimo questa speranza, il mondo dove l’andrebbe a trovare?
Buon cammino e buona missione!







