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Agli inizi del 2000 ero a Londra per prepararmi al ritorno in Sierra Leone quando il Superiore Generale mi ha proposto di restare in Italia come Maestro dei Novizi ad Ancona. Sono arrivato il 5 settembre. La sorpresa è stata che in quell’anno non c’erano giovani per iniziare il noviziato. Ne ho approfittato per capire la situazione dopo parecchi anni in Spagna e in Africa. La nostra comunità in Via del Castellano, oltre al noviziato, era luogo di incontro per gruppi di giovani. Un pomeriggio ne sono arrivati due da Roseto degli Abruzzi. Cercavano un missionario per il gruppo giovanile della parrocchia. Così si è aperto un nuovo orizzonte per l’animazione missionaria e per condividere la gioia del Vangelo.
Ho conosciuto gli Esercizi spirituali nella vita ordinaria a Madrid all’inizio della formazione degli studenti di Teologia con p. Fernando Garcia. È stata suor Teresa Ruiz ad offrirci la possibilità di iniziare questa esperienza per noi nuova. Impiegai due anni e mezzo per mettere ordine nella mia vita, per lasciarmi sedurre ancor di più da Gesù e per annunciare con gioia il suo Vangelo. Ho scoperto un altro aspetto della mia vocazione: accompagnare da Gesù chi lo cerca per conoscerlo, amarlo e seguilo. Questo resta il modo di vivere la mia vocazione.

Era il 2000 e mi trovavo nella Casa Madre dei Saveriani. In refettorio, irrompe un missionario appena rientrato dalla Spagna: alto, magro, si chiama Emilio. Si siede con noi e inizia a raccontare tante cose, ma poi il discorso si focalizza sul racconto di un’esperienza per me nuova: gli Esercizi spirituali nella vita ordinaria.

Capivo poco, ma la luce nei suoi occhi e le sue parole accesero in me una profonda curiosità. Avevo 27 anni e in quel tempo cercavo di capire quale fosse la volontà di Dio per la mia vita. Desideravo essere felice e quell'uomo parlava di discernimento, di un cammino per ascoltare la voce di Dio dentro di sé, per scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male... E tra ciò che è bene e ciò che è meglio per riconoscere chi siamo. Fu come una meteora in quel caldo pomeriggio a Parma. Poi però ognuno per la sua strada, ma quelle domande e quella curiosità mi rimasero dentro.

Qualche tempo dopo, il caso - o meglio Dio in incognito, come direbbe Einstein - volle che ritrovassi p. Emilio ad Ancona come nuovo rettore della comunità. Frequentando spesso la casa dei Saveriani, iniziammo a parlarci con regolarità, finché un giorno gli dissi a bruciapelo: “Perché non incominciamo un percorso anche qui ad Ancona?”. La risposta arrivò subito: “Se riusciamo ad essere almeno tre partiamo!”.

Il 3 dicembre 2000, il primo gruppo degli Evo iniziò il suo percorso. Eravamo io, Roberto ed Emanuele. Ero fidanzato da poco con quella che poi sarebbe diventata mia moglie, ma iniziai questo percorso con lo spirito di chi si voleva mettere totalmente in gioco, disposto a rischiare tutto per scoprire il meglio. Gli Esercizi hanno dato profondità alla mia fede. Mi hanno fatto comprendere di essere un figlio amato e desiderato, liberandomi dall’idea di dover meritare l’amore di Dio. Ho imparato ad unire vita e preghiera, a dare nome ai sentimenti che mi abitavano. Prima, mi sentivo una persona incapace di essere sé stessa in qualsiasi contesto, costretta a mettere sempre la giusta maschera. Gli Esercizi mi hanno aiutato a unificare la mia vita, a riconoscere chi sono agli occhi di Dio, a cosa sono chiamato, qual è la mia missione e vivere questo mandato con entusiasmo e senza paura in ogni situazione.

Sono stati due anni intensi, belli, in alcuni passaggi difficili... perché mettersi in gioco con Dio a volte fa tremare le gambe. Ma è proprio lì che Lui non gioca a nascondino, ma vuole solo il nostro bene. Chiede fiducia e coraggio, perché ciò che prepara è sempre il meglio per noi: dobbiamo solo avere il coraggio di riconoscerlo e accoglierlo.
Alla fine del percorso, ho chiesto ad Alessandra di sposarmi: ho capito che la mia chiamata trovava compimento nel matrimonio e nel matrimonio con lei. Condividevamo un progetto di vita alla luce della Fede e il sogno della missione che poi ci ha portato in Brasile e ci ha permesso di fare tutta una serie di scelte di vita che, per quanto mi riguarda, affondano le loro radici proprio nel percorso di EVO.

Dio mi ha donato una grande opportunità attraverso persone significative e p. Emilio resterà per me una di queste. Spero possa essere strumento di vita anche per tanti altri che sono alla ricerca e che aspirano alla gioia piena. C'è un solo segreto però per riconoscerla: fidarsi di Lui e mettersi in gioco!



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