La cappella dei martiri a Bukavu
San Guido Conforti, fin dall’inizio, volle che la Cappella martiri della Casa Madre a Parma fosse l’anima dei suoi missionari. Lì celebrava le liturgie prima delle partenze per la Cina, durante le quali pronunciava quei discorsi memorabili, ricchi di emozione. Erano i tempi in cui si cantava l’inno saveriano “Mira i tuoi figli”, nel quale c’è il richiamo al martirio. Qui in Congo, p. Rolando Trevisan lo ha insegnato ai nostri giovani in propedeutica, trasmesso di anno in anno ai nuovi arrivati. Un bel segno!
Così, al momento dell’ampliamento della cappella dello studentato filosofico di Vamaro/Bukavu, abbiamo pensato di darle precisamente il nome di “Cappella dei martiri”. La spinta è venuta dall’esito positivo del primo passo della causa di canonizzazione dei saveriani fr. Vittorio Faccin, p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didoné, insieme al presbitero congolese Abbé Albert Joubert, uccisi a Baraka e Fizi il 28 novembre 1964. Con loro, commemoriamo mons. Christophe Munzihirwa, ucciso dai soldati del FPR, il 29 ottobre 1996. Munzihirwa fu raccolto nel suo sangue dalla comunità saveriana di filosofia e fu composto da p. Agostini con i suoi giovani proprio là dove oggi, nella nostra cappella, è raffigurato insieme ai martiri saveriani. Anche la strada in cui si trova la nostra casa, in onore a Munzihirwa, si chiama via dei Martiri. 
La cappella deve costituire l’ambiente della formazione missionaria. La parola greca martyr significa testimone. Il discepolo-missionario è un testimone di Cristo; dà testimonianza del suo amore in ogni occasione, anche fino al sangue. Gli affreschi della cappella parlano di questo amore e così rappresentano la missione dal cielo alla terra, dall’eternità alla storia. Due fuochi d’amore circondano la croce e sono la sorgente del martirio. La formazione missionaria è educazione a diventare veri testimoni di questi due amori di donazione.
La croce della cappella è dipinta come un albero con foglie e frutti. Non è un legno secco, ma un albero verde, l’albero della vita! Dio infatti è la vita. La sua volontà è trasformare in vita (eterna) anche la sofferenza e la morte. La condizione è che la nostra sofferenza, di qualsiasi genere, entri nella croce di Cristo, come il chicco di grano entra nella terra (Gv 12,24). Ciò, in Congo RD, significa lavorare per diminuire il male e le sofferenze che opprimono i nostri fratelli e denunciare le ingiustizie e le cause dei loro mali. L’oro, in cui si trasforma il colore dei due fuochi dell’amore fusi nella croce e tendenti al cielo, indica la luce divina del mistero della croce di Cristo.
I martiri nacquero con le nostre stesse miserie... Essi però si son lasciati invadere dall’amore di Cristo. Ed è questo amore ardente e potente che li ha spinti a diventare suoi testimoni fino al sangue. Il loro sangue non è andato perduto, ma è salito verso il cielo per mescolarsi al sangue di Cristo. È questo il significato del colore rosso-oro con cui è dipinto il sangue dei nostri Martiri nell’affresco della nostra cappella. Il loro sangue non resta isolato, come molti rivoli che formano un fiume. Così il sangue di ognuno si mescola con quello degli altri, sino alla fine del mondo, per formare il grande “fiume” di Cristo. Noi lo celebriamo nell’Eucaristia!







