L'ombra lunga di Giona
Tre giorni e tre notti per rinnovarsi
LA PAROLA
Alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: “Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno”. Gesù rispose: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra...”. Matteo 12, 38-41
In un libro di memorie ho letto: “Da bambino ho partecipato alla caccia agli indio. Conoscevamo i loro costumi. L'occasione migliore era durante le feste. Bevono, danzano e alla fine, stanchi, si addormentano. Era facile ucciderli nel sonno: uomini, donne e bambini. La domenica seguente eravamo tutti alla celebrazione, come se niente fosse...”.
Mi domando: che tipo di omelie ascoltava quella gente?
Giona riceve una missione da Dio
“Va' nella città di Ninive e grida che la loro malizia è giunta fino a me”. Di che malizia si tratta? Il libro non lo dice; ha altri interessi. Vuole presentarci chi sta dietro al nostro eroe. Giona rappresenta la corrente fondamentalista del profetismo. Questi predicavano la giustizia di Dio che castiga, l'ira di Dio che può essere placata solo con la distruzione. Il profeta rappresenta così bene questa corrente che, quando è scelto come strumento di conversione - e non di distruzione - egli preferisce fuggire. Fugge dalla parte opposta, “lontano dal Signore”.
La conversione dei niniviti delude e irrita il profeta. La rivelazione di un Dio di tenerezza, che trasforma l'ira in perdono, lo delude. Il desiderio di morire sgorga dalla constatazione che non esiste un'elezione esclusivista, ma una chiamata universale di Dio alla vita. La sua fede si basa su un progetto religioso egoistico, che cerca di escludere la libertà di Dio.
Il libro di Giona, con il suo stile ironico, propone un Signore “diverso”, aperto, universale. La sua misericordia è per tutti, anche per Ninive, la città più nemica d'Israele. Questa storia può aiutarci a capire la mente di Dio, anche verso tanti comportamenti avvenuti nel passato e che avvengono oggi.
Giona, ieri e oggi
Possiamo chiederci: la malizia esisteva solo a Ninive? Non c'era malizia anche a Gerusalemme? Può Dio essere misericordioso verso alcuni e vendicativo verso altri? Cosa c'è dietro la concezione che “il mio Dio è superiore” a quello degli altri? Esiste una relazione tra il senso di supremazia religiosa e la voglia di potere? Nello sbarcare a Santa Cruz in Brasile, o a Goa in India, o all'isola degli schiavi di Gorée in Senegal... i cristiani come hanno giudicato i popoli nativi?
L'ombra di Giona ha raggiunto anche le chiese, il loro modo di fare pastorale e di pensare la missione. Nei secoli scorsi, l'evangelizzazione in Africa, America latina, Asia, Oceania è avvenuta in un contesto di espansione mercantile e coloniale: missionari, mercanti e conquistatori viaggiavano sulle stesse navi. Interessi commerciali e politici a volte hanno incontrato appoggio nella volontà delle chiese di portare la salvezza.
A nche oggi il preconcetto esiste, in forme diverse. Forse l'idea che Giona aveva di Dio non è molto diversa da quella che agita un fondamentalista cristiano, o un estremista hindu, o un kamikaze musulmano. Non ce ne libereremo fino a quando saremo convinti che certe strutture e concezioni religiose siano l'unica verità, l'unica salvezza. In varie parti del mondo la religione si avvale del potere della violenza per affermarsi e difendere i privilegi, e viceversa.
Il segno dei tre giorni
Giona fugge lontano dal Signore; eppure Dio l'anticipa sempre, lo precede, non gli dà tregua. La tempesta, il grosso pesce, l'albero che cresce e muore, la fede dei marinai, la conversione dei niniviti... sono tutti appelli perché egli riveda le proprie posizioni.
È possibile una conversione? Niente può cancellare la storia degli avvenimenti che hanno legato le espansioni religiose alle conquiste o al terrorismo. Ma Giona accende una piccola luce: “rimane nel ventre del pesce tre giorni e tre notti; poi comincia a pregare”.
Tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, nel cuore del mare. Tre giorni nel ventre della terra per fare memoria della storia africana, americana, asiatica, europea, oceanica: per chiedere perdono, per incontrare luce e forza, per svincolare la fede religiosa dal potere e dall'egemonia. Tre giorni per rinascere, alla luce del nuovo nome della missione che è dialogo, rispetto, fraternità, solidarietà, servizio, ecumenismo, universalità; in una parola, è “vangelo”.
“Tre giorni nel ventre della terra”: è l'unico segno che Gesù concede alle generazioni incredule. Il segno di Giona è il segno di Gesù. Il segno che parla di croce, di sepoltura, di risurrezione. La terra ha accolto per tre giorni il Figlio dell'uomo per essere rinnovata, per risorgere con lui. Al sorgere del sole, una terra nuova e una nuova umanità.







