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Aggiungere parole sul conflitto israelo-palestinese dopo le immagini che ogni giorno vediamo sembra inutile. Meglio leggere quelle di mons. Mourad Arcivescovo di Homs, Hama e Nabek, in Siria.

Se volete vedere l’Inferno, dovete venire in Libano, in Siria e oggi soprattutto in Terra Santa. Lo spirito diabolico in questo tempo spinge il mondo all’Inferno. Vuole trasformarlo in un Inferno. E noi davvero stiamo vivendo nell’inferno: le morti atroci di migliaia di innocenti in pochi giorni, i bombardamenti sui luoghi di cura e sofferenza, gli ostaggi sottratti con la violenza alle proprie case, le organizzazioni umanitarie colpite mentre cercano di portare soccorso a corpi e anime dilaniati dalla guerra, le istituzioni internazionali che possono mostrare solo la loro impotenza perché nessuna decisione appare essere davvero nelle loro mani. Anche in Siria, nella mia diocesi, vedo ogni giorno anziani e bambini, uomini e donne che cercano qualcosa da mangiare nella spazzatura. Se la nostra terra diventa Inferno, è perché nella nostra terra poteri insaziabili perseguono interessi insaziabili. Non è umano che palestinesi ammazzino israeliani nei kibbutz. E non è umano che gli israeliani bombardino chiese e ospedali. Siamo stati sconvolti e afflitti dal vedere le bombe fatte cadere sugli ospedali di Homs e di Aleppo. Adesso tutto questo si ripete a Gaza. Perché il male non si estirpa con il male.
Chi vuole togliere il male che distrugge corpi e anime, deve prima togliere il male dai cuori. Solo un cuore puro può purificare altri cuori. E la purificazione dei cuori avviene sempre dopo la giustizia. Non prima della giustizia. Non contro la giustizia. Non con la forza. I palestinesi soffrono da decenni senza risposte e senza ascolto da nessuna parte. Vittime di violenza che arriva da diversi lati. Non solo da militari israeliani, ma anche da parte di altri Paesi, compresi quelli arabi.
Chi insegue il progetto di ricostituire antichi Regni nello spazio storico tra l’Eufrate e il Nilo, chi dice che bisogna spazzare via altri popoli nella terra che va dal fiume al mare, punta ad escludere per sempre la possibilità di uno Stato di Palestina e l’idea stessa di veder convivere due popoli in due Stati. Se il mondo tollera e giustifica questo, conferma l’ingiustizia e toglie speranza. Non siamo responsabili solo di quello che accade oggi nelle aree di guerra: ci verrà chiesto conto di tutto il futuro della terra, in termini di flussi migratori, di creazione di nuovi campi profughi ed esaurimento di risorse vitali come l’acqua. E il viaggio di Papa Francesco a Dubai per prendere parte a COP 28 mostra la premura della Chiesa per l’emergenza climatica e ambientale e per tutto quello che tocca la vita e il bene dei popoli e del mondo.



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