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L’icona della missione: Nella periferia del mondo

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La croce diventa “buona notizia” - La Provocazione

Abbiamo scritto che la buona notizia di Gesù, inculturata nell’esperienza paolina, è la buona notizia della cittadinanza, della libertà. Per seguire il cammino della libertà dobbiamo ancorarci nella croce. Il discorso della croce in America latina - e nelle tante periferie del mondo - parla di oppressione e di schiavitù. Per questo, è un discorso ambiguo. Ci chiediamo allora: come può la croce diventare “buona notizia”? É in Gesù di Nazaret che la croce si trasforma in “buona notizia”.

  • Prima di continuare, invito a leggere il brano della lettera di Paolo 1Cor 1,26-30. Alla sua luce, percorriamo anche noi il cammino che l’apostolo ha percorso. Scopriamo insieme che “la croce è la sapienza di Dio”.

La croce è denuncia al potere imperiale. Cosa avviene quando si guarda questo potere dalla croce? Il potere uccide, per affermare che la denuncia è falsa. Di fatto invece, uccidendo, dimostra che la denuncia è veritiera. Paolo osserva il sistema greco-romano. Vede che i deboli sostengono la struttura dei forti; eppure, le vittime del sistema sono i forti!

Comprendere questo significa penetrare nella falsità del sistema. La società potente emargina, esclude, allontana dal convivio. Chi è spinto al margine diventa “diverso”. La stessa società che emargina, accusa gli emarginati di essere la causa dello squilibrio sociale e li combatte, perché fanno paura.

La croce mette a nudo questa realtà rivelando chi sono i veri colpevoli. Contempla Gesù in croce e intèrrogati: Chi è il vero Dio? Con chi si è identificato?

La croce denuncia anche quel potere religioso che prega un Dio potente, che offre sicurezze individuali e coesione sociale, che legittima i progetti di dominazione. La religione che parla di un Dio seduto in trono e incoronato è la religione dei deboli, degli insicuri, di coloro che vogliono mantenere il potere. Quella religione è maestra nel torcere a proprio vantaggio la debolezza umana e abusarne. Notiamo una profonda contraddizione in questo potere religioso: affermandosi, aliena le persone; usa e abusa della fragilità umana.

La croce che denuncia queste realtà, allo stesso tempo rivela pienamente il Figlio di Dio. Nella maggiore debolezza c’è la più alta rivelazione di Dio.

La croce rivela il totalmente “diverso”. Indica il cammino che invita ad assumere la vita come croce che deve essere riscattata. Assumere la croce non significa passività e rassegnazione. È invece impegno a eliminare le croci create dal sistema che globalizza ed esclude. La croce non ci assicura di operare per noi. Ci assicura un’altra cosa: non sto al tuo posto, ma sto con te: sono Emmanuele!

La croce rivela la libertà vissuta in pienezza. La croce rivela la libertà vissuta nell’amore. La croce rivela la libertà vissuta come scommessa radicale per la vita.

Cosa conclude Paolo nel contemplare questa croce?
  • “I deboli del mondo” sono la vera forza, perché con la fatica del lavoro sostengono il mondo.
  • “La vera sapienza” sta nell’autenticità della Parola di vita. Nei sotterranei della storia c’è un pullulare di vita. Perciò, là dove la vita è schiacciata, la Parola di sapienza grida.
Cosa intravede Paolo contemplando le comunità dei crocifissi della storia?
  • “I poveri possono unirsi”: sono cadute le mura che separavano i giudei dai greci. Siedono alla stessa tavola; condividono lo stesso pane.
  • “Le persono convivono”: le nuove relazioni superano la stratificazione sociale esistente tra giudeo e pagano, tra donna e uomo, tra schiavo e libero.
  • “Il potere diventa servizio, diventa consegna”: l’esperienza di fragilità elimina le attitudini di imposizione e alimenta attitudini di servizio, nell’offerta della propria vita. Il centro non è più l’io, ma il fratello, la sorella.
Cosa intuisce Paolo contemplando le comunità che riuniscono i deboli dell’umanità?
  • “La comunità è luogo alternativo; è esperienza nuova di dignità umana”. Intuisce che nella croce si rivela la risurrezione. I crocifissi della storia sono la rivelazione maggiore di Dio.
  • La comunità che si costruisce a partire dagli esclusi, parla del potere della vita, del potere della risurrezione.

La comunità, luogo di nuove e alternative relazioni, può davvero affermare: “la morte è stata ingoiata dalla vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?... Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore Gesù Cristo” (1Cor 15,54-58).



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