L'Emmanuele in Africa: Vedo la stella di Kampene
Viaggiavo su un piccolo aereo. Stavo andando per partecipare a una riunione pastorale della diocesi di Kasongo. Un volo di tre ore, sorvolando a poche centinaia di metri il tappeto verde della foresta congolese.
Eravamo partiti da Bukavu. Ad un certo momento il pilota, anche lui missionario, mi dice: “Ehi Marco, stiamo sorvolando la tua missione. Mandaci una benedizione!”.
Il mio minuscolo presepio
Guardo giù... Sì, è Kampene. Ecco la chiesa, la casa dei missionari, le scuole, il piccolo ospedale, il villaggio e la corona di colline: tutto mi è così familiare! Dall’aereo, quel luogo mi pareva un minuscolo presepio.
Avevamo lasciato quella missione alla fine di luglio. Costretti a scappare dagli orrori di quella che chiamavano una “guerra di liberazione”, con l’incessante andirivieni tra militanti guerriglieri "mai-mai" e soldati ribelli. Ad ogni andare c’erano morti e saccheggi; ad ogni venire c'erano altri saccheggi e resa di conti. I villaggi si erano svuotati e la gente era fuggita lontano, sempre più lontano.
Il segno della vita
Dall’alto guardavo giù per scorgere qualche segno di vita. Bagliori di luce mi colpivano, quasi una stella che volesse attirare la mia attenzione per lanciarmi messaggi. Erano le lamiere zincate dei tetti delle case.
Prima di venire via da Kampene, stavamo costruendo una sala di riunioni ed incontri con la popolazione. Tutti i lavori erano stati interrotti e la gente si era dispersa.
Prima di partire avevamo lasciato detto che, se ci fossero dei momenti di calma, avrebbero potuto continuare i lavori. E loro avevano trovato questi momenti e avevano continuato i lavori.
Dall'alto ho visto che hanno terminato i muri, hanno costruito le capriate e le hanno issate sopra i muri. Poi hanno posto qualche fila di lamiere nuove, che ora splendevano al sole di mezzogiorno, al nostro passaggio.
La stella della speranza
Dall'alto, ho scorto un segno di vita e di speranza. Loro, quelli in basso, hanno continuato a vivere nonostante tutto. E continuano a sperare nella pace per vivere, lavorare e gioire della vita di famiglia e di comunità.
Quella stella mi ha comunicato la speranza e indicato la direzione. Io non passerò il Natale nella mia missione, ma continuerò a sperare perché la stella mi chiama e mi indica il cammino.
Da mesi si parla di dialogo inter-congolese per trovare la pace. Chissà che dopo il Natale (ma di quale anno?), possa seguire quella stella e arrivare nella mia Betlemme... come il quarto re magio, che aveva perso e ritrovato il suo cammello.








