L’amore non tollera l’indifferenza
L’11 aprile 2023, l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII compiva 60 anni. Pubblicata all’indomani della famosa crisi dei missili di Cuba, che aveva portato sull’orlo di una guerra atomica tra Usa e Urss, è considerata il testamento spirituale del papa santo, che morì 55 giorni dopo. In pieno Concilio Ecumenico Vaticano II, papa Giovanni si faceva voce dell’umanità che considerava la pace come “l’anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi” e manifestazione “dell’ordine voluto da Dio che continua a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli”.
Dal tempo dell’Enciclica ad oggi, però, assistiamo a fuochi di guerre un po’ ovunque nel mondo che si presentano a noi. Ora la guerra ci tocca da vicino e ci accorgiamo come questa piaga consumi energie economiche, finanziarie, scientifiche, climatiche, togliendoci la pace interiore di un buon vivere nella serenità. Il disordine degli uomini si sostituisce così all’ordine “voluto da Dio” e noi rischiamo di essere come degli spettatori che, invece di ostacolare il conflitto, vi prendono parte diventando calcisticamente tifosi dell’uno o l’altro campo, sostenendo così, anche inconsciamente, il conflitto, invece di attenuarlo.
Appena eletto Papa, il 13 marzo 2013, ricordando i 50 anni dell’enciclica, papa Francesco affermava che la Pacem in terris tracciava “una linea che va dalla pace da costruire nel cuore degli uomini a un ripensamento del nostro modello di sviluppo e di azione a tutti i livelli, perché il nostro mondo sia un mondo di pace. Siamo disposti a raccoglierne l’invito?”. Per questo motivo, papa Francesco, che si ispira molto alla Pacem in terris, da tempo parla della “terza guerra mondiale a pezzi”.
L’Università svedese di Uppsala (Svezia) con il suo “Conflict data program”, nel 2020 aveva censito 169 conflitti. Di varia natura certo: alcuni tra stati, alcuni interni, alcuni causati da milizie o da organizzazioni mafiose legate al narcotraffico, alcuni di carattere estremista religioso. Ora, un nuovo conflitto tra due fazioni militari in Sudan allunga la lista. Papa Francesco, particolarmente sensibile ai più poveri e lontani, non ha fatto altro che avvertire che questi pezzi si vanno via via saldando, perché le parti in conflitto ricercano sostegni e sponde per continuare le loro rivendicazioni.
Davanti a questa umanità in conflitto, papa Francesco ci richiama continuamente a reagire davanti alla cultura dell’indifferenza perché “è la malattia più brutta che possiamo avere: diventare indifferenti, asettici ai problemi degli altri” ci rende sempre più cinici, spingendoci al disinteresse, alla distrazione e alla chiusura. Mentre “l’amore è inquieto, l’amore non tollera l’indifferenza, l’amore ha compassione”.
Non potremo certo risolvere le contrapposizioni dei grandi conflitti armati, ma ci lasceremo ferire da quelle sofferenze e privazioni lontane e questo ci renderà più disponibili verso le fragilità vicine a noi. Il nostro cuore sarà spinto a mettersi in gioco, ad entrare nelle miserie altrui per infondere consolazione, conforto, amicizia, tenerezza. Sono i primi passi della missione che ci fa portare la gioia del Risorto come frutto dell’amore che disarma i cuori.







