L’amore di Cristo ci spinge
Il saluto di P. Daniele
Carissimi amici, su richiesta dei padri di Udine mi presto volentieri a scrivere qualcosa per voi. L'occasione è dovuta alla mia imminente partenza per la missione in Bangladesh. Non immaginate la gioia che ho in questo momento, mi sembra di essere in uno stato di ebbrezza, fuori di testa, non certo per la buona grappa friulana, ma per questa grazia tanto attesa.
Ho appena appreso la notizia della conferma del Visa per il Bangladesh. Non mi sembra vero di aver ricevuto questo grande dono dal Signore. Posso solo dire di aver realizzato ciò che portavo nel profondo del mio cuore, quell'ansia di far conoscere le ricchezze di Dio ai lontani, quel Gesù di Nazareth che ci ha rivelato il vero volto del Padre.
Il cammino che mi ha portato fino a questo giorno è iniziato nel lontano 1976, quando ho deciso di entrar e tra i missionari Saveriani di Udine per frequentare le Medie Inferiori. Ricordo bene quegli anni come un battesimo nella conoscenza della grande famiglia del beato Guido Maria Conforti. Da lì sono passato a Zelarino, vicino a Mestre, per le scuole Superiori. Sono stati anni difficili nel far maturare l'ideale missionario, ma li ritengo decisivi nel constatare la "vera luce" quella che illumina la vita di ogni uomo.
È stato con il noviziato ad Ancona che ho potuto chiarire e scoprire la chiamata missionaria in questa famiglia Saveriana. Da quel momento il cammino degli anni di teologia a Parma, nella Casa Madre, non sono stati altro che un rafforzamento nello studio, nell'esperienza pastorale, nella vita comunitaria e soprattutto nella preghiera, la coscienza e la responsabilità di custodire e coltivare questo grande dono della chiamata.
Dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1990, ho ricevuto la destinazione per Taranto, dove ho potuto trascorrere 8 begli anni nel lavoro di animazione missionaria. Sono stati anni dove ho 'potuto "gustare" con immensa gioia quanto è bello essere missionari tra i giovani, dando e ricevendo immensi doni. Devo ringraziare moltissimo i padri della Comunità tarantina che si sono succeduti in questi anni, dove nella gioia e nel dolore ho rafforzato l'amore per la famiglia Saveriana.
Questo è il percorso della mia vita prima di ricevere la destinazione per la missione in Bangladesh. Ora mi si spalanca davanti uno strada nuova: l'entusiasmo di affrontarla è immenso, anche se so di certo che mi aspetteranno non solo gioia, ma anche tante sofferenze proprio per il mistero della croce che vi si nasconde.
La paura è tanta, ma la voglia di buttarmi tra le braccia di Dio e fidarmi di Lui a occhi chiusi con la volontà che sia fatta la Sua volontà e non la mia è ancora maggiore. Vorrei riprendere le parole di p. Marco Mattiazzi, quando si accingeva a ritornare nella sua terra di missione in Bangladesh, in quanto le sento in questo momento anche mie, nel mio cuore:
"Ciò che mi spinge ad andare in missione è il desiderio profondo di dare la mia vita per il Vangelo. Lasciare il proprio mondo, le proprie cose, la propria cultura è un'esperienza molto bella, perché mi permette di entrare in contatto con il mondo nuovo". Far conoscere il Padre: questa è la missione di Gesù, questa la nostra missione, questa la missione della Chiesa.
È la risposta che trovo nel profondo del mio cuore, e che è in ogni missionario, che dovrebbe essere in tutta la Chiesa. Ed è l'augurio che faccio a tutti voi: siate lievito missionario nella vostra parrocchia, famiglia, lavoro, scuola. Nell'attesa di rivederci per raccontarci le "meraviglie" di Dio, vi abbraccio e mi affido alle vostre preghiere. Il Signore vi benedica tutti. Mandi!








