L’albero della speranza
È stato bello, a Natale, raccoglierci attorno a quel Gesù, che ci ama così tanto da farsi uno di noi. Se il mondo capisse che grande dono è, la nostra vita non sarebbe una specie di inferno, ma un’anticipazione del Paradiso. Tutti ci sentiremmo fratelli e sorelle, figli di uno stesso Padre, tutti destinati al cielo. La nostra sarebbe una gara per vedere chi ama di più, chi aiuta di più, chi rende più felice gli altri. Il Padre ci regala Gesù, Maria ci regala Gesù. E noi, cosa vogliamo regalare?
Come sapete, non posso smettere di ringraziare il Signore per avermi fatto suo missionario. Il mio cuore vive ancora là, nella mia amata Amazzonia. Alla periferia di Belém, pur vivendo sull’acqua, in una palafitta, ho sperimentato la gioia di avere tanti fratelli. Ci siamo aiutati, ci siamo voluti bene e abbiamo voluto costruire la nostra chiesa dedicata a S. Francesco Saverio, patrono delle missioni. Un mio carissimo confratello, p. Luigi Anzalone, da poco tornato in Amazzonia e destinato a dirigere la mia amata parrocchia, così ha descritto il Natale laggiù. “Una cosa molto bella e interessante che ho trovato nella parrocchia San Francesco Saverio, in Belém. Ha a che fare con l’albero di Natale ed è il cosiddetto albero della speranza. Si tratta di un alberello che, all’inizio di ogni mese, si arricchisce di bigliettini con la richiesta di generi alimentari, con cui formare le ceste da distribuire ai poveri, a fine mese. La gente che viene in chiesa prende il suo bigliettino e, a seconda della richiesta, porta riso, biscotti, olio, zucchero… che deposita ai piedi dell’albero e che poi sarà messo nelle ceste”.
Che bel Natale ha vissuto la mia gente, non vi pare? Magari fossero tanti quelli che non si chiudono in se stessi, ma si aprono all’amore per i fratelli più poveri. Anch’io vorrei aiutare tanto e non finirò mai di ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi… ad aiutare.







