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Intervista al vescovo missionari di Makeni

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Mons.Giorgio Biguzzi, come è la situazione della Sierra Leone?

Il territorio della Sierra Leone è attualmente diviso in due parti: una è sotto il Governo appoggiato da 12.000 soldati dell'ONU e dalle truppe inglesi, che preparano l'esercito governativo. L'altra metà, il nord in cui si trova la mia diocesi di Makeni, è sotto il controllo dei ribelli. Ora le parti in lotta rispettano un tacito armistizio. Le zone ricche di diamanti sono sotto il controllo dei ribelli, appoggiati dalla Liberia, che fa smerciare i diamanti e le armi sul suo territorio.

I ribelli rivogliono la pace alle condizioni del 1999 con l'amnistia generale firmata a Lomé; desiderano prendere parte nel Governo col loro capo storico come vice presidente e tenere il controllo della commissione del commercio dei diamanti. La condizione del disarmo dipende dal ritorno alla vita civile e dal loro arruolamento nell'esercito. Ma i ribelli non si sono disarmati secondo il trattato di Lomé ed ora è impossibile accettare le stesse condizioni perla pace.

La popolazione come reagisce alle violenze?

La popolazione è stanca, ha assalito la casa del capo dei ribelli ed arrestato i suoi ministri. Il capo storico Sankoh F. e gli ex ministri dei ribelli sono diventati inaffidabili. Ora sono in prigione dopo una rivolta del popolo stanco della guerra. I ribelli vogliono le stesse condizioni di armistizio, ma per la popolazione ora sono inaccettabili.

Le truppe ONU hanno solo il mandato di controllare la pace e non di combattere per il controllo di nuovi territori. Secondo alcuni resta solo la soluzione militare di un esercito nazionale sierraleonese, composto di vecchi soldati che hanno già fatto una rivolta. Il Governo ha chiesto l'aiuto inglese per l'addestramento dell' esercito nazionale. Il dialogo coi ribelli si è rivelato inconcludente e quindi si prevede una soluzione militare di nuova guerra. I ribelli vendono i diamanti a prezzi stracciati in cambio di armi.

Una soluzione pacifica non è possibile, perché ci sono troppi interessi ed ogni momento è un'opportunità per guadagnare.

E la situazione nella sua diocesi di Makeni?

Io sono da due anni in diaspora, perché il territorio della diocesi per 1'80% è sotto il controllo dei ribelli, ma sono diventato un ambasciatore di pace, mi sono recato anche all'ONU. Delle 18 parrocchie, solo 4 sono agibili. I cristiani rimasti si radunano nelle parrocchie con i catechisti. I catechisti sono diventati capi religiosi dei villaggi come "pastor" e difensori della popolazione. Sono state distrutte le chiese, ma si sono salvate le comunità.

Vi lavorano due preti locali; gli altri studiano all'estero. Alcuni Saveriani operano nella pastorale, nel seminario mobile e nell'assistenza ai profughi ed ai bambini soldato. Il Papa ci ha lasciato aperto il Giubileo fino a Pentecoste per approfittare di questa tacita tregua.

Come va il lavoro fra i bambini soldato?

Degli 8.000 bambini soldato, solo 2.000 sono stati rilasciati. I ragazzi rilasciati sono registrati dall'Unicef e passati alla Caritas di Makeni e divisi tra il Centro di Saint Maichel di Lakka e la Ong Coopi. I bambini rilasciati hanno un controllo sanitario con una visita medica, perché sono vissuti in foresta. Si cerca di favorire la convivenza pacifica. Si aboliscono i gradi militari conquistati con la violenza e si viene chiamati col proprio nome.

La scolarizzazione elementare e la scuola artigianale li prepara al reinserimento nella vita civile e fa dimenticare la militarizzazione. Dopo due mesi si rintraccia una famiglia per la reinserzione, meglio se la propria se possibile o altrui. Per il progetto di recupero e risocializzazione l'Unicef si serve al Nord della Caritas e dei missionari Saveriani nella capitale Freetown. La Chiesa comprende il 2% della popolazione, ma gestisce il 70% delle attività di sviluppo del Paese.

Che cosa si deve fare per il futuro della Sierra Leone?

Se vogliamo costruire la pace dobbiamo toccare i cuori dei ribelli e di coloro che li sostengono con l'impegno nella preghiera. Poi la solidarietà politica e morale per la causa della pace, denunciando i coinvolti. Occorre agire a vari livelli: impegno politico per fare pressione sui Governi per la denuncia dei crimini, dei traffici illeciti dei diamanti e delle armi; fare pressione sui Governi inglese ed americano influenti sulla zona attraverso l'Azione Cattolica americana ed inglese.

L'Azione Cattolica americana ha chiesto la denuncia del Capo di Stato della Liberia per traffici illeciti e l'embargo del legname della Liberia.



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