Intervista a p. Caselin Lorenzo Missionario in Congo
Padre Caselin quanti anni hai passato in Africa?
È dal gennaio 1969 che sono in Africa: a Bujumbura (in Burundi) per la conoscenza della lingua kiswahili e poi in Congo, nella diocesi di Uvira. Ora opero nella diocesi di Bukavu, capitale del Kivu, Congo.
Sei stato un alpino prigioniero della Seconda Guerra Mondiale; ora vivi in Congo, un Paese da cinque anni in guerra.
E proprio perché alpino di Gesù, che la Madonna mi ha fatto capire quello che voleva da me. Era il 25 gennaio 1945 nel campo di concentramento "64 Z" a Skoky in Polonia. L'esercito russo avanzava verso la Germania coi suoi carri armati. Preso il nostro campo di concentramento ci fecero uscire. In piedi, appoggiato alla colonna d'ingresso del campo, col mio cappello d'alpino in testa, assistevo al passaggio delle truppe russe che avanzavano. Passa uno squadrone di cosacchi a cavallo, il comandante si ferma. Guarda proprio me col cappello da alpino in testa, scende da cavallo. Mi afferra al petto ed estrae la pistola dal fodero. Mi voleva uccidere, perché gli ricordavo gli alpini che a fianco dei tedeschi avevano tre anni prima distrutto il suo villaggio natale.
Miracolosamente un polacco lì presente, intervenne a spiegare che ero troppo giovane per essere colpevole. Il cosacco gli diede un calcio da farlo rotolare nella neve, poi levò la sicura della pistola e me la puntò alla nuca. Mi affidai alla Madonna e chiusi gli occhi. Il colpo non partì. Sentii però un ceffone e mi trovai disteso nella neve.
Partito il cosacco, mi avvicinai all'amico polacco e lo ringraziai d'avermi salvato e lui indicandomi la colonna sulla quale il cosacco mi aveva sbattuto disse: "Guarda: sopra di te c'è quella maiolica delle Madonna di Czestokowa! E stata lei che ti ha salvato, sii riconoscente!". Pagai la mia riconoscenza alla Madonna nel 1977 andando da Parma a Czestokowa in bicicletta con 31 ciclisti.
Ora sto vivendo la Prima Guerra Mondiale d'Africa: è come la nostra del 1940-45; ne sto esperimentando le crudeltà e le tragedie. Voglio gridare con il cuore in gola, come tutti i miei fratelli congolesi: "Basta con la guerra!".
Hai qualche episodio della tua vita in missione che ci faccia capire qual è la fede dei cristiani del I<iw in un Paese in guerra da cinque anni?
A Cyangugu un gruppo di militari hutu moderati sono stati intimati dai loro commilitoni intolleranti a sparare sopra la popolazione tutzi composta di donne e bambini che si erano rifugiati in chiesa. Essi si sono rifiutati e sono stati fucilati sul posto.
La sorella di un comandante dell'esercito ruandese che aveva dato rifugio in casa sua a dei bambini hutu orfani, si oppose ai soldati tutzi che volevano ucciderli: "Non uccideteli - gridò - sono nostri fratelli". Una raffica di mitra la falciò e cadde martire per amore dei bambini hutu.
Gli esempi più fulgidi e più toccanti sono quelli lasciati dai due vescovi di Bukavu: mons. Munzihirwa e mons. Kataliko. La loro supplica a tutti quegli abitanti del Kivu, tutzi e hutu, gridata con l'eloquenza del loro sangue: "Convivete come fratelli, perdonate, e chiedete perdono!".






