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Incontri d'Africa: Sono grandi agli occhi di Dio /2

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Due amici sono arrivati in Congo per incontrare e conoscere la chiesa missionaria: Michele, di 22 anni, studente universitario e già laureato in scienze naturali, e don Emilio, animatore dell'Azione cattolica vicentina. La loro visita è stata un dono e un invito alla speranza. Hanno visitato l'Africa spontanea, accogliente, gioiosa, desiderosa di vita e di futuro... Sono stati affascinati dal sorriso e dagli occhi dei bambini e conquistati dalla massa di giovani... Sono rimasti entusiasti dei suoni, dei canti e della danza.

Scrive Michele: "Mi sono fatto un'idea sulla situazione di questa fetta di Africa, la regione del Kivu al confine tra Congo e Ruanda. Ho conosciuto la vita della gente e la missione dei saveriani. Provo rabbia e tristezza per la situazione politica e sociale di questa nazione, per la guerra e perché a muovere il polverone sono sempre gli interessi dei Paesi ricchi, mentre la gente è costretta a vivere nella miseria.

Ho anche respirato la gioia dei bambini, moltissimi, sempre vivaci e spontanei, pronti a regalare un sorriso. Sembra quasi che più si ha, più sia difficile sorridere. Infine ho conosciuto meglio i missionari: le loro vite spese per dare un po' di speranza a questa gente, superando delusioni e momenti di sconforto. È stata un'esperienza incredibile: difficile da descrivere; è meglio provare per credere!".

Don Emilio ha annotato nel suo diario: "Si dice che ogni viaggio è un percorso dentro se stessi. È così anche per me. Mi ha impressionato la tomba dei vescovi martiri di Bukavu: la scritta sulla tomba è indicativa: testimone e servo. Mi colpisce la storia di questa chiesa che è nata appena 100 anni fa, mentre i saveriani vi lavorano da 50 anni. Mi ha commosso la scuola della missione con 1.127 alunni delle elementari; i bambini sono pazzeschi: tanti, occhi che guardano dritto, toccano corde profonde... Ogni cosa che vedo è parte di me e mi parla di me. Io sono questa chiesa e questa gente: i loro entusiasmi sono i miei e le loro fragilità sono le mie.

Le chiese piene di persone che cantano e danzano, la dedizione e presenza dei missionari in mezzo alla gente mi hanno fatto sentire la presenza di Dio, mi hanno fatto toccare con mano che il vangelo è annunciato e testimoniato. Questo mi ha fatto sentire bene perché ho condiviso con voi missionari, in modo semplice, la voglia di vangelo e di compagnia con la gente".



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