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Una donna di grande fede e amore

Lunedì 16 gennaio a Pizzighettone (CR), abbiamo partecipato al funerale di Gina Bassi, la mamma del missionario saveriano padre Ernestino Luviè, morto di tumore circa 15 anni fa, a soli 51 anni di età. Mamma Gina aveva compiuto 91 anni.

Ecco le testimonianze di due missionari che hanno conosciuto bene la signora Gina Bassi: padre Sandro, animatore missionario a Cremona, e p. Gesuino, compagno di studi di p. Ernesto.
Padre Sandro Parmiggiani: “Madre sempre fedele”

Anche dopo la scomparsa dell'amato figlio, aveva continuato a frequentare ogni mese l'istituto missionario di Cremona, partecipando con gioia agli incontri di preghiera del gruppo di amici, chiamato GAMS, che sostiene da quasi mezzo secolo l'attività dei saveriani cremonesi. Ricordo con commozione le parole che aveva detto a me e ai missionari presenti, mentre la salutavamo al cimitero, dopo la sepoltura del figlio: “Spero che mi verrete ancora a trovare, anche se non c'è più Ernestino”. Le risposi io per tutti: “Ma certamente, perché tu sei anche la nostra mamma”.

Forse non siamo stati sempre fedeli a questa nostra promessa, perché abbiamo mille cose da fare. Eppure lei non mancava mai di venire a trovarci, se le amiche o le figlie l'accompagnavano. È venuta finché ha potuto camminare, fino all'anno passato. Grazie, mamma Gina, per non averci mai abbandonato. E adesso che sei con il tuo Ernestino e tanti altri missionari cremonesi lassù a godere il premio delle tue fatiche e sofferenze, continua a vegliare su di noi e a darci una mano nel nostro lavoro.

Padre Gesuino Piredda: “Ha avuto tanto coraggio”

Ho conosciuto mamma Gina in circostanze drammatiche, circa 55 anni fa. Accompagnavo p. Ernesto al suo paese perché era morto il papà. Ernesto stringeva a sé mamma Gina, affranta dal dolore. Le sussurrava parole di conforto, la incoraggiava a guardare oltre il tempo presente, verso il cielo, dove troviamo la risposta al nostro soffrire.

Ed è stata questa fede in Dio, una fede profonda, non esteriore; una fede nutrita dalla parola di Dio e dalla preghiera, il suo sicuro riferimento, che l'ha guidata in ogni circostanza. Questa fede l'ha aiutata e sostenuta - lei ancora giovane e sola, senza più il sostegno dello sposo - a portare avanti la sua famiglia, i due figli e le tre figlie, insegnando loro con gli esempi, più che con le parole, orientandoli all'onestà, al lavoro, all'amore e ai valori perenni della fede.

Noi missionari siamo qui a ringraziarla anche per il dono che lei ha fatto di un figlio alla missione; un dono che le è costato lacrime, sia di gioia santa nel vederlo arrivare al sacerdozio, sia di dolore nel vederlo partire per il lontano Bangladesh.

La ringraziamo per il grande coraggio nel sopportare la malattia del figlio e il supremo sacrificio della sua vita terrena, come il dono più grande fatto a Dio e alla missione.

La ringraziamo per averci adottati come figli e amati come parte della sua famiglia.



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