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“In Ciad Dio agisce con noi” - Intervista a p. Marco

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Padre Marco Bertoni è una presenza preziosa del Friuli in Ciad. Saveriano di Rizzolo (Reana del Rojale), ha iniziato il suo cammino missionario fin da ragazzo nella comunità di Udine e ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1985. Dopo aver trascorso tre anni in Italia, nel 1989 è partito alla volta di Camerun e Ciad, dove continua ancora oggi la sua opera missionaria, condividendo la sua vita con due confratelli di diverse nazionalità. Di ritorno da una breve vacanza in Friuli, è ripartito per il Ciad, dove si occupa della direzione di Radio Terra Nuova, un progetto a cui ha dedicato passione, cuore e impegno costante. Lo abbiamo intervistato.

Cos’è Radio Terra Nuova?
È una radio diocesana, una voce nata grazie all’iniziativa dei Saveriani. Quando è stata fondata, era praticamente impossibile reperire notizie di argomento religioso in lingua francese, mentre oggi la radio raggiunge un’audience di circa un milione di ascoltatori. La programmazione abbraccia temi religiosi, ma non solo: affronta argomenti fondamentali per la vita della comunità, come salute, economia, agricoltura e cultura giovanile. È trasmessa in otto lingue locali e raggiunge etnie diverse, aiutando a costruire ponti tra loro. Questo servizio è diventato un modo concreto per comunicare e condividere il Vangelo, ma anche per promuovere una crescita collettiva.

Parlaci dell’etnia Musey…
Tra le oltre 200 etnie presenti in Ciad, i Musey sono un popolo che conosco a fondo, una cultura affascinante che porto nel cuore e su cui ho scritto tre libri dal grande valore antropologico. I Musey vivono un forte radicamento nelle loro tradizioni. Durante la stagione secca, gli uomini si dedicano alla caccia e all’artigianato: lavorano le pelli, fabbricano corde, reti, utensili e costruiscono capanne. Le donne, invece, sono il cuore della vita domestica: raccolgono la legna, preparano la farina per la polenta, lavorano l’argilla, producono sale vegetale e mantengono vivo il fuoco della casa.

Hanno una religione?
La loro spiritualità è centrata su due divinità principali: Zona, che rappresenta il cielo, e Mbassa, la madre generatrice della terra, venerata come fonte di fertilità e vita. Queste credenze antiche permeano tutte le tappe importanti della vita Musey: la nascita, il matrimonio e i funerali sono cerimonie rituali che riflettono il loro profondo senso di appartenenza e rispetto per le gerarchie familiari e comunitarie.

Cos’hai imparato?
Scrivere sulla cultura Musey è stato per me un viaggio attraverso la complessità del loro modo di concepire il mondo: ho esplorato temi come i riti matrimoniali, le cerimonie funebri, la struttura dell’anima e del corpo, e la loro concezione unica del tempo e dello spazio. Sono convinto che preservare e rispettare questa cultura sia fondamentale anche per il dialogo religioso e umano tra i popoli.

Com’è il Natale a Bongor?
È vissuto in modo semplice e autentico. Nella capitale, le celebrazioni natalizie iniziano a imitare il mondo occidentale con luci e decorazioni, ma nei villaggi la festa conserva la sua essenza spirituale. Si tratta di una giornata che riunisce i cristiani per celebrare insieme e spesso la festa prosegue fino a notte inoltrata. Chi può, magari, porta una capra da condividere con tutti i membri della comunità, e il senso di comunione è palpabile. Anche senza le luci e le musiche che da noi caratterizzano il Natale, qui la festa riscopre il suo vero significato, nel calore degli incontri, nella preghiera condivisa e nella gioia di ritrovarsi insieme come comunità unita.

Come hai trovato la Chiesa friulana?
Ho percepito che oggi si rischia di perdere un po’ il senso della missione, quell’apertura verso il mondo e verso l’altro che è alla base del Vangelo. Mi è sembrata, infatti, piuttosto chiusa in sé stessa, spesso assorbita da numerosi problemi interni, che certamente non mancano. Credo però che sia importante riscoprire la vocazione missionaria che ognuno di noi porta nel cuore, dando spazio ai laici, affidando loro responsabilità e fiducia. Anche senza la presenza costante di un presbitero, è possibile far crescere una comunità viva, come accade in Ciad e in tante altre parti del mondo. Per esempio, in villaggi remoti, laici locali hanno dato vita a nuove comunità cristiane, e noi cerchiamo di accompagnarle, sperando di poter costruire in futuro due nuove parrocchie.

Quali le sfide future in Ciad?
La più pressante è quella legata al cambiamento climatico. Nell’area in cui operiamo, oltre 30.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa delle alluvioni. La nostra parrocchia ha cercato di accoglierle nelle sue strutture, purtroppo raggiungendo presto il limite delle proprie risorse. Eppure, il lavoro missionario ci mostra continuamente che, anche tra difficoltà e sfide, Dio agisce con noi, sostenendoci e guidandoci in ogni passo.

Grazie, padre Marco, per questa testimonianza di fede e di impegno che ci ricorda il valore del dialogo e della condivisione. Ti auguriamo buon lavoro, con la forza e il coraggio che non ti mancano!



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