In cammino, verso gli 80: Una “bella copia”, con stile nuovo
Il saveriano p. Santino Festa, nato a Cossirano il 10 dicembre 1930 e cresciuto a Cizzago, ha festeggiato il 50° di sacerdozio l'8 dicembre 2007. Il giorno dopo è ripartito per il Congo, dove lavora da 36 anni.
Ecco come ha ripercorso la sua esperienza missionaria.
Durante una scalata, ogni tanto ci si ferma un po', dando uno sguardo indietro, sul panorama e sul percorso fatto. Poi ci si rivolge alla cima del monte, per riprendere la faticosa salita. Anch'io voglio guardare in basso prima di rimettermi in cordata. Fra tre anni ne avrò 80, età che la bibbia assegna come limite ai "più vigorosi".
I momenti più difficili
La lunga parentesi della mia vita africana è stata una navigazione non sempre liscia, in un mare spesso burrascoso. Parlo di difficoltà generiche, derivanti dagli usi e costumi diversi, dal cibo e dal clima, dai disagi e dalle privazioni, ma anche di difficoltà specifiche in questi 36 anni di apostolato in Congo, nella piana di Uvira o nelle rigogliose e immense foreste dell'Urega, o lungo le sponde del lago Tanganika.
Non posso dimenticare i dolori e le ansie di una trentennale politica persecutoria da parte di un regime dittatoriale, che tentava di opporre ai valori evangelici di fratellanza, giustizia e pace, quelli di ingiustizia, oppressione e discordia. E poi, i disagi di una guerra latente da sempre, che è esplosa crudele e sanguinosa in questi ultimi dieci anni, mietendo milioni di vite umane e seminando distruzione, costringendo la storia del progresso a un arresto irrecuperabile!
Una revisione per ripartire
Grazie a Dio, le innumerevoli difficoltà sono state confortate dal calore umano di un popolo umile e onesto, che si è sacrificato per tenere viva la speranza, vincendo il male con il bene. Il 9 dicembre mi attende il volo per Bukavu. Festeggerò il mio 77° compleanno nel cielo dell'Africa. Riparto vecchio d'anni, ma giovane di spirito, nell'anno 50° di ordinazione sacerdotale, e temprato da 36 anni di vita africana.
Mi rimetto in cammino. Perciò è doveroso fare quello che si fa con una vettura, prima di affrontare un nuovo viaggio: una revisione di motore, freni e carrozzeria. Devo ringraziare Dio, perché il bilancio mi sembra positivo. Nel 1982, nel seminario di Mungombe, ho celebrato il 25° di Messa. Un seminarista mi ha chiesto se, rinascendo, avrei scelto ancora di fare il missionario. Non ho avuto un attimo di esitazione, come non può averla chi sa di aver scelto la strada giusta.
Scegliere la qualità
Leggendo le righe del mio passato, mi accorgo di aver fatto missione, ma con carenza di stile: un apostolato non privo di ripetizioni, azioni ridondanti e superflue, idee e valori che credevo necessari e invece erano solo vani e inutili. Ora, devo rifare tante cose con una visione nuova, cominciando dalle opere: tante in quantità, scarse di qualità. Ricordandomi del "cercate anzitutto il regno di Dio": meno mattoni e più Parola di Dio. Altrimenti si resta con l'amara delusione di vedere i muri crollare, per mancanza di convinzione e di condivisione.
Ci sono poi valori non espressi in questi 36 anni di apostolato, come il tralasciare la ricerca dei lontani, e il poco coraggio nella difesa degli ultimi e diseredati. Tutto questo è da aggiungere alle pagine della mia "revisione". Senza parlare di valori giusti, ma espressi in stile imperfetto, cioè senza il calore dell'amore. Fatti alla maniera di Marta, in fretta, con arrabbiature, senza cuore. Il cuore che ci metteva Maria, scegliendo la parte migliore, che nessuna guerra può distruggere.
Saranno tre anni o più? Saranno quelli che il Signore ha già scritto per me. La quantità è relativa. Conta la qualità.
È con stile nuovo e con calligrafia nitida, che voglio riempire queste ultime pagine della mia vita. E Dio mi aiuti a farlo.








