In cammino con p. Uccelli / 11
Undicesima puntata della vita di p. Pietro Uccelli per ravvivare il suo ricordo ed il suo esempio nella nostra vita, per camminare con lui evangelicamente. La fonte è il libretto di p. Ermanno Zulian, “La gioia di fare il bene”, e gli scritti di altri autori saveriani (G. Viola, A. Luca, G. Camera, E. Fasolini). Il titolo di questo mese è: Gli ultimi anni in Cina (1914-1919).
Alla fine del 1914 p. Uccelli è trasferito a Xiangxian, sede del Vicario apostolico. Il vescovo mons. Calza, per la stima che ha per il padre, lo vuole vicino come Vicario generale, senza dargli il titolo, e come padre spirituale di una nuova congregazione di suore cinesi, le Giuseppine, che sta per nascere.
Nella nuova missione, p. Pietro ha un secondo confratello ed è per questo che ha possibilità di fare i suoi giri nei piccoli villaggi, nelle piccole comunità. Scrive: “Al presente, mi è caro operare in mezzo ai miei cristiani per istruirli, esortarli al bene, aiutarli nei loro bisogni spirituali e materiali”. P. Pietro fin dai primi contatti suscita attorno a sé simpatia. I cristiani gli vogliono bene, lo chiamano per gli ammalati, chiedono il sacramento degli infermi, domandano la sua preghiera e la sua benedizione con l’acqua benedetta. E attorno a lui, uomo di Dio, si creano stima e venerazione.
Ma p. Pietro non racconta il bene che compie. È uomo di Dio e nello stesso tempo è sensibile ed è coinvolto per tanti aspetti pratici: acquista cose utili per i padri, s’interessa dei polli e delle anatre delle suore, dirige lavori di muratura, s’appassiona delle scoperte moderne, ama la motocicletta, si aggiorna sulla politica intricata cinese, legge libri e riviste…
Con i confratelli è generalmente riservato e, tuttavia, esprime i suoi sentimenti spirituali con mons. Conforti e con qualche confratello. Ha confidenza epistolare con Melania, una persona piena di Dio, che lo può comprendere e di cui parleremo in seguito. Ha qualche difficoltà con persone di diversa sensibilità, ma p. Uccelli è sempre pronto a servire tutti con sorriso colmo d’amore.
Mentre si pensa a Lui come Vicario del Vescovo, dopo alcuni scambi di vedute tra i superiori, arriva la decisone ultima di mons. Conforti con un telegramma: “P. Pietro, sei chiamato nell’Istituto di Parma per un altro servizio”. L’aveva previsto, ma non ha osato dirlo a nessuno.







