Immagini dal Bangladesh: Dopo tanti anni, il battesimo
Il Bangladesh è un Paese prevalentemente agricolo, anche se in questi ultimi anni ha molto intensificato l’esportazione di prodotti tessili e artigianali. Ma tutto è concentrato nelle mani di poche famiglie ricche. Per il quinto anno consecutivo, il Bangladesh è stato dichiarato uno dei paesi più corrotti del mondo.
Un contadino che lavora a giornata prende poco: 50 centesimi al giorno. Per comprare un chilo di riso, deve spendere dai 20 ai 25 centesimi; per un chilo di carne di pollo (la più economica) il prezzo si aggira sui 60 centesimi; per un chilo di carne di mucca, andiamo sugli 80 centesimi, mentre la carne più pregiata, quella di capra, costa quasi 2 euro al chilo. Ecco perché il 70% della popolazione mangia solo una volta al giorno, come può!
Nei villaggi in bicicletta
Nella missione di Karpashdanga, dove ho lavorato, vivono circa duemila cattolici, sparsi in otto villaggi. Io ho seguito soprattutto i settori dell’educazione, della pastorale, della promozione umana e della sanità. Ogni giorno mi recavo nei villaggi, in moto o in bicicletta. Con l’aiuto del catechista del villaggio, visitavo le famiglie, partecipavo agli incontri di preghiera, facevo la catechesi ai vari gruppi di bambini, giovani e adulti, donne e uomini.
In un villaggio vive anche un gruppo di tribali provenienti dal nord del Bangladesh per lavoro, insediati molti anni fa in una grande azienda di canna da zucchero. Una quindicina di anni fa, i missionari avevano comprato un terreno per loro, dato che non avevano un pezzo di terra su cui abitare. A Pasqua dello scorso anno, dopo molti anni di catecumenato, abbiamo battezzato una decina di adulti. È stata una bella festa per tutti: per loro e per noi missionari.
La nostra fiducia è in Dio
In Bangladesh ci sono sei diocesi, con circa 300mila cattolici su una popolazione di 140 milioni di abitanti. La maggioranza è musulmana, il 10% è hindu, il 2% è buddhista o di etnia tribale. I rapporti sono generalmente pacifici e rispettosi. Solo in questi ultimi anni, con la guerra del Golfo e la questione Palestinese, hanno preso forza i fondamentalisti islamici, soprattutto nelle grandi città.
Noi missionari puntiamo molto al dialogo e a iniziative di collaborazione per la pace, la carità e l’educazione scolastica. Non ci scoraggiamo e continuiamo a lavorare. Il sogno di costruire la fraternità universale rimane nel cuore di tutti i missionari.
Sappiamo che alla fine è Dio che costruisce. Perciò la nostra speranza resta forte.
Continuate a sostenerci e a ricordarci con la vostra quotidiana preghiera.








